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Fakir, la minaccia della sorella: "Non sto zitta, voglio vendetta". Poi collassa in piazza

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lunedì 20 luglio 2026
Fakir, la minaccia della sorella: "Non sto zitta, voglio vendetta". Poi collassa in piazza

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"Ho ricevuto la chiamata da mio fratello più grande, diceva che mio fratello è morto. Quando siamo arrivati c'erano i poliziotti. Il mio altro fratello ci ha detto che lo hanno ammazzato, ci sono dei video": a dirlo Khadija Fakir, sorella di Abderrahim, morto durante l'intervento della polizia a Bologna. "Voglio che venga fatta giustizia. Giustizia per mio fratello - ha aggiunto -. Non si può morire in questo modo, la polizia ci deve proteggere. Se uno è agitato, tu lo devi calmare, non ammazzarlo e buttarlo sotto il sole a 38 gradi. Chiederò giustizia anche al mio Paese. Io non sto zitta, voglio vendetta". In serata, sempre Khadija Fakir, nel corso del presidio a Bologna a sostegno del fratello ucciso, ha accusato un malore. La donna è svenuta a piazza del Nettuno ed è stata soccorsa con un'ambulanza che si è fatta largo nella piazza gremita di persone.


Bologna: sorella Fakir si sente male a presidio, soccorsa con ambulanza Bologna, 20 lug. (LaPresse) - Malore per la sorella di Abderrahim Fakir questa sera al presidio in piazza del Nettuno a Bologna: la donna è svenuta ed è stata soccorsa con un'ambulanza arrivata nella piazza gremita di persone. CRO EMR red/lca 202004 LUG 26 

L'avvocata Barbara Spinelli, che aveva seguito la pratica per il permesso di soggiorno di Fakir, di lui ha detto: "Era un uomo gentile che è morto mentre era in custodia di persone che avevano il dovere di proteggere la sua vita". Quanto ai suoi precedenti, invece, a LaPresse ha precisato che "aveva commesso reati già scontati 14 anni fa", sottolineando che "questo elemento non può essere utilizzato come argomentazione". Secondo l'avvocata, inoltre, il 43enne "non ha mai avuto alcun precedente psichiatrico e l'ultima volta che l'ho visto era perfettamente capace di intendere e di volere, anche se provato da difficoltà di carattere economico".

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Spinelli ha aggiunto anche che Fakir "aveva il timore di poter essere fermato dalla polizia e 'deportato' in Marocco, un Paese che conosceva poco. La sua vita era qui. L'avevo rassicurato spiegandogli che si trattava di una preoccupazione infondata, perché era regolarmente residente in Italia. Ci avevo anche scherzato sopra: 'Guarda che siamo in uno Stato democratico', gli avevo detto. 'Quando la polizia vede i tuoi documenti è tranquilla, non ti possono deportare così. Ma dubito che abbia avuto una reazione inconsulta alla vista dei poliziotti, proprio perché era in attesa del permesso di soggiorno".

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