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Sicilia, viaggio sulla SS 121: vietata da 50 anni, ma aperta

di Moreno Bernasconigiovedì 30 luglio 2026
Sicilia, viaggio sulla SS 121: vietata da 50 anni, ma aperta

3' di lettura

«La Strada Statale 121 è una storica arteria di collegamento che attraversa il cuore della Sicilia, unendo Palermo e Catania attraverso l’entroterra montuoso e collinare. Spesso definita la “Historic Route 66” di Sicilia è un itinerario paesaggistico e culturale di grande valore». Questa definizione di Google AI è particolarmente allettante per il viaggiatore straniero che, lasciata l’autostrada dopo Caltanisetta, ai Cinque Archi, imbocca la SS121, puntando su Santa Caterina Villarmosa in attesa di ammirare i luoghi magici degli antichi Sicani, le ricche tracce della civiltà greco-micenea, il Lago Pozzillo, le Grotte della Gurfa di Alia...
Senonché, solo un paio di chilometri dopo Santa Caterina, la SS121 è ufficialmente interrotta al traffico da una frana. Da 50 anni (cinquanta).

Anzi da più di cinquant’anni, giacché quel segmento stradale di una quindicina di chilometri è stato ufficialmente interdetto il 13 ottobre del 1972. E mai riaperto, malgrado innumerevoli manifestazioni, dichiarazioni altisonanti e promesse. Non mantenute. Non so se esista un altro tratto di strada, non regionale o locale ma Statale Italiana, dichiarato chiuso al traffico da 54 anni: molto probabilmente si tratta di un increscioso unicum, che rappresenta - mi spiace dirlo come straniero, che tuttavia ama profondamente l’Italia - un’offesa ai Siciliani e ai turisti.

Al turista disilluso restano due opzioni: o imboccare la SR 43 (affrontando l’avventura e lo spauracchio di altre frane, giacchè si tratta di una carrettiera oramai sterrata, realizzata al tempo delle miniere) oppure fare mestamente marcia indietro. Deve tornare all’autostrada e percorrerla fino all’uscita di Resuttano e aggirare l’ostacolo fino a Villalba. Saltando le zone archeologiche di Castellazzo e Balate dell’antico insediamento greco di Mitistrato (e ancor più antichi insediamenti dell’età del bronzo), attestati dagli splendidi reperti visibili in un gioiello museale unico nell’entroterra siciliano, quello dell’odierna Marianopoli (CL). Anche la linea di autobus deve aggirare la frana di Santa Caterina, diventata ormai - vien da dire, dopo più di cinquant’anni di interdizione al passaggio tristermente mitica come la porta sbarrata della città di Dite. Ciò che fa tuttavia, sarcasticamente, a pugni col mito è che la frana di Santa Caterina è di dimensioni irrisorie: una quindicina di metri di larghezza per quattro di profondità, un ostacolo che, con le tecnologie ingegneristiche odierne, appare semplicemente ridicolo.

Grottesco appare un altro fatto. A dispetto dell’interdizione - e invece di ripristinare stabilmente la SS121 fra Santa Caterina Villarmosa e Marianopoli, riparando la frana e pavimentando stabilmente i pochi chilometri che separano i due paesi, l’ANAS - a dispetto del cartello di interdizione di passaggio che campeggia da ambo i lati - ha proceduto ad un rattoppo provvisorio dell’avvallamento e di un paio di buche del selciato. Come dire agli autoctoni e ai turisti: «c’è il cartello di interdizione, ma non fateci caso; transitate lo stesso», malgrado il fango e le condizioni proibitive dall’autunno alla primavera o anche in estate dopo temporali e piovaschi.

Nel 2022 (dopo cinquant’anni) l’ANAS si è decisa a porre mano non al ripristino compiuto della viabilità, colmando definitivamente la frana, ma alla pavimentazione di un misero segmento di 4 chilometri (quattro) da Marianopoli alla “Portella di Palermo”. Fine percorso. Una specie di frontiera di Truman Show che confina con il Nulla. Quando verrà riparata la frana di Santa Caterina Villarmosa... e l’onta che essa rappresenta, dopo cinquant’anni di inazione, per gli abitanti di questi territori, un tempo gloriosi, e per i turisti che amano questo straordinario Paese?