Un’estate al mare, sì, ma anche un bagno rinfrescante può portare problemi. Ne sanno qualcosa gli abitanti e i turisti dello Stretto di Messina, costretti a vedersela ora anche con il batterio “mangiacarne”. Si tratta del Vibrio vulnificus, patogeno già individuato 21 anni fa nel plancton e nelle acque dello Stretto in uno studio condotto dall’Università locale. L’attenzione – si legge sulla Gazzetta del Mezzogiorno - è aumentata per la crescita dei casi negli Stati Uniti, dove il batterio prolifera nelle acque calde e può provocare infezioni gravi, compresa la fascite necrotizzante.
Secondo il Dipartimento della Salute americano, nella contea di Palm Beach è stato registrato un decesso. Al 30 luglio i casi di infezione erano 12. Nel 2025 erano stati 33, con 5 morti, mentre nel 2024 si erano registrati 82 casi e 19 decessi. A spiegare i rischi è l’infettivologo Matteo Bassetti. Il Vibrio vulnificus è “un batterio che si può prendere quanto si nuota, che mangia la carne e agisce rapidamente”. Il patogeno “vive in acque costiere calde e salmose, può entrare nel corpo attraverso piccoli tagli o consumo di frutti di mare crudi, progredendo rapidamente in un'infezione mortale”. Le infezioni sono rare ma pericolose: “sebbene le infezioni da Vibrio vulnificus siano rare, sono molto pericolose, con una letalità del 20%”, sottolinea Bassetti.
Il batterio può provocare “una fascite necrotizzante, cioè un'infezione grave che distrugge rapidamente la pelle e i tessuti circostanti, diffondendosi direttamente nel sangue”. L’allerta riguarda anche l’Europa. A luglio l’Ecdc aveva avvertito che “dopo la recente ondata di calore nell'Europa centrale, il rischio di infezioni da batteri Vibrio è aumentato rapidamente, raggiungendo livelli insolitamente elevati per questo periodo dell'anno”. I sintomi possono comprendere gastroenterite, diarrea, febbre alta e lesioni cutanee. Nei casi più gravi il batterio raggiunge il sangue e provoca una setticemia fulminante. Il trattamento richiede un ricovero immediato, terapia antibiotica e, nei casi di necrosi, anche interventi chirurgici fino all’amputazione degli arti colpiti. Quando ci si tuffa in mare, perciò, il rischio è dietro l’angolo. O almeno dentro lo Stretto.




