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Servizio pubblico

di Lucia Espositomercoledì 19 agosto 2026
Servizio pubblico

1' di lettura

La sera di Ferragosto, al museo regionale di Messina, l’allarme suona ma i quattro custodi «non ci fanno caso». Voci non confermate raccontano che uno sonnecchiava, due guardavano la processione della Madonna e la quarta era impegnata in una manicure. Nel frattempo, i ladri portano via i quadri di Antonello da Messina. Paghiamo i custodi per proteggere i capolavori ma loro, per osmosi con l’ambiente, diventano statue: non vedono, non sentono, non parlano. Restano immobili e i malviventi possono lavorare in pace. Ciascuno, a modo suo, fa il proprio mestiere.

Poi c’è Massimo Di Fazio, sindaco di Triora (Imperia) che da otto anni rinuncia allo stipendio, lascia i soldi nelle casse del Comune per i lavori di manutenzione del paese. Una scelta che nell’Italia dei furbetti appare quasi sovversiva, certamente diventa una notizia. Ecco le due facce del servizio pubblico: per qualcuno è una missione da compiere e, potendo permetterselo, non si fa pagare. Per qualcun altro è un turno da coprire così svogliatamente da sentire l’allarme e non farci troppo caso.