La scritta luminosa “Boycott Israel" è comparsa sulle pareti esterne della New Balance Arena, lo stadio di Bergamo che stasera ospita l’andata dei play off di Conference League tra Atalanta e Hapoel Tel Aviv. «Un gesto di luce contro il genocidio a Gaza», ha spiegato l’equipaggio di Terra di Bergamo della Global Sumud Flotilla rivendicando l'iniziativa. «Si può assistere a una partita di calcio, Va bene la libertà di esprimere le proprie «opinioni, convinzioni e sensibilità», ci mancherebbe altro, ma a tutto c’è un limite. Soprattutto se per diffondere queste opinioni si utilizza una struttura che non è la propria. Ovvero il rifugio alpino “Prospero Marchetti” sul monte Stivo, ad Arco, in provincia di Trento, dove il gestore, Alberto Bighellini, ha pensato bene di issare una bandiera palestinese davanti alla struttura (situata a 2.012 metri di altitudine) accanto ai vessilli italiano e trentino e a quello araldico della valle. Una mossa, che peraltro lo stesso Bighellini aveva compiuto anche lo scorso anno, che non è piaciuta alla Società degli alpinisti tridentini Sat - proprietaria del rifugio.
Il ragionamento del presidente dell’associazione, Cristian Ferrari, non fa una piega: «Oggi parliamo della bandiera palestinese, ma domani un gestore potrebbe scegliere di esporre un simbolo che rappresenta una posizione diversa, sulla quale non siamo affatto tutti d’accordo. Il principio deve essere lo stesso per tutti».
Troppo alto il rischio che qualcuno pensi che il sostegno alla causa palestinese sia condiviso dalla Sat e non sia solo la «posizione personale del ge«I rifugi Sat non sono spazi privati del gestore, ma strutture dell’associazione e, in quanto tali, rispondono a regole comuni», ha fatto sapere la Sat non ad un genocidio. Il boicottaggio di Israele non è più un'opzione politica tra le altre: è una necessità umanitaria, un dovere morale verso il popolo palestinese, che sta pagando con la vita il silenzio e la complicità internazionale». Chiesto anche di «sospendere le squadre israeliane dalle competizioni sportive» e la cancellazione definitiva del memorandum sulla cooperazione militare. store». Linea decisa non sull’onda di questa vicenda, ma fin dall’anno scorso nella riunione di giunta del 21 agosto 2025 e poi nel Consiglio centrale del 25 giugno 2026.
Bighellini, che gestisce il ritrovo dal 2017, è caduto dalle nuvole: «Sono rimasto deluso che anche quest’anno mi sia arrivata la stessa comunicazione. Pensavo la pensassero come me sui valori della solidarietà. Invece sembra che la priorità sia rimuovere quella bandiera». Che lui non ha intenzione di ammainare: «Non la toglierò. Quello che faccio io con la bandiera della Palestina non è politica, ma un atto di solidarietà: è sostegno verso chi muore per la guerra». A sostegno del gestore si sono schierate una decina di associazioni della “società civile”. Con in testa la locale sezione dell’Associazione nazionale dei partigiani. Nella nota, l’Anpi afferma che «ci appare profondamente coerente con lo spirito della Sat il gesto di solidarietà verso una popolazione che vive in condizioni di sofferenza, privazione e crisi umanitaria». Tra i firmatari ci sono le sedi trentine della Global Sumud Flotilla e del Bds, ovvero “boicottaggio, disinvestimento e sanzioni per i diritti del popolo palestinese”. E non poteva mancare la solidarietà di Avs Trentino, che parla di «censura inaccettabile che confonde la sacrosanta libertà di espressione e la sensibilità verso i diritti con una presunta violazione della neutralità».
Tra i firmatari dell’appello alla Sat ci sono anche le “Donne in nero” di Rovereto, che sul loro account Instagram rilanciano non solo le attività di Francesca Albanese, relatore speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ma si distinguono per la propaganda anti-israeliana sposando le posizioni della Global Sumud Flotilla. Il linguaggio è il solito: Israele è accusato di «genocidio» e «atti di pirateria».




