C’è l’appello e c’è la raccolta firme. Il destinatario è lo stesso: il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Invitato a non firmare il decreto legge del governo in materia di istruzione che contiene la norma sul tetto del 30% per gli alunni stranieri nelle classi. A lanciare l’appello sono stati i genitori dell’istituto comprensivo “Daniele Manin” di Roma, che comprende la scuola primaria e dell’infanzia “Di Donato” dove ieri è apparso uno striscione simile a quello che sta scaldando il clima politico a Genova: “Qui nessuno è straniero” (con tanto di asterischi «in stile woke», ha ricordato ieri il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara). La richiesta al capo dello Stato è di non dare il via libera al provvedimento, all’esame della Ragioneria generale dello Stato. Il “suggerimento” a Mattarella è di rinviare alle Camere - per presunta violazione dell’articolo 34 della Costituzione - un testo che rappresenta, secondo i firmatari, «una versione contemporanea della logica delle leggi razziali». La raccolta delle sottoscrizioni, invece, è un’iniziativa dell’Opposizione studentesca d’alternativa – Osa – i cui militanti si definiscono «i partigiani nelle scuole di tutta Italia». Ieri sui social l’Osa, che per oggi ha annunciato la «mobilitazione in tutte le scuole d’Italia», ha lanciato la campagna «Mattarella non firmi il decreto razzista».
Immigrati a scuola, si cambia: cosa c’è nel decreto Valditara
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, respinge le polemiche sollevate dalla sinistra dopo l’annun...I SOLITI NOTI
Ad aderire all’iniziativa, vecchie conoscenze delle piazze Pro-Pal: “Donne contro guerra e genocidio”; “Sanitari per Gaza”; “Cambiare rotta – organizzazione giovanile comunista”; “Seconda generazione”; “Usb migranti e immigrati”; “Usb scuola”, più alcune sigle vicine all’antagonismo come il “Movimento per il diritto all’abitare”. «La battaglia è aperta e non lasceremo un centimetro al governo dei fascisti in carica». Stamattina, alle 8,30, scenderanno in piazza contro il decreto anche i genitori della scuola “Giovanni Daneo” di Genova, quella al centro delle polemiche per lo striscione rimosso venerdì scorso. L’appuntamento è in piazza della Meridiana. La riunione servirà anche per fare il punto delle iniziative successive.
Decreto Scuola, dal tetto del 30 per cento di stranieri alle multe per il burqa: le novità
Si è concluso a Palazzo Chigi il Consiglio dei ministri. All’ordine del giorno della riunione, tra le altre...Nel comunicato diffuso on line, si invitano tutti i partecipanti ad appendere alle finestre uno striscione simile a quello inizialmente sequestrato. Striscione che Potere al popolo, che aderisce alla mobilitazione, propone di esporre anche «in tutte le scuole d’Italia». A tutti ha risposto, con un lungo post su Facebook, Valditara: «Si è arrivati persino alla strumentalizzazione di bambini costretti a scrivere striscioni». Il ministro ha anche censurato il comportamento dell’opposizione, che invece di portare avanti un confronto pacato ha scelto la strada degli insulti denotando una «grave immaturità politica».
GRANA PRESIDI
Da tenere sotto controllo, poi, c’è l’atteggiamento che terranno i dirigenti scolastici sull’applicazione delle misure. Il decreto, infatti, stabilisce che «l’istituzione scolastica debba segnalare ai servizi sociali» i casi in cui «le barriere linguistiche dei genitori stranieri costituiscano un ostacolo al dialogo con la scuola». Così da imporre ai genitori la frequenza di un percorso di alfabetizzazione e di apprendimento della lingua italiana. Come riportato dal Fatto Quotidiano, tuttavia, alcuni dirigenti scolastici avrebbero già segnalato l’indisponibilità ad agire. Tra le motivazioni, quella di non «alimentare la xenofobia»; di non alzare «barricate ideologiche» e di non sapere come accertare la mancata conoscenza della lingua: « Come si giudicherà se un genitore sa a sufficienza l’italiano? Dovremo preparare noi dei test?».




