C’è un codardo che in questi giorni si nasconde dietro una finestra di Roma e spara a caso sulle donne sole. Lo chiamano cecchino, nome che non merita. Cecchini erano i tiratori scelti di Cecco Beppe, l’imperatore d’Austria: li battezzarono così i nostri soldati perché sparavano in guerra, in divisa, contro uomini armati che potevano rispondere al fuoco. Il nostro è uno spregevole cecchino metropolitano: i suoi nemici sono donne sconosciute che girano nel quartiere Prati. Dante punì la viltà degli ignavi nell’antinferno, indegni persino di bruciare nelle fiamme. Senza scomodare la letteratura, il codice d’onore più elementare vuole che prima di colpire ci si guardi negli occhi, che ci sia una sfida, almeno un torto da vendicare o una questione da chiarire. Qui ci sono un vetro, una tenda e la voglia di far male a una donna qualsiasi che passi nella traiettoria.
Lunedì una è stata colpita al braccio da un’arma ad aria compressa caricata a pallini. Sarà operata. Prima di lei altre, nella stessa via, senza sapere da dove venisse il colpo. Le indagini sono in corso. Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare: e il vigliacco dietro le imposte resta senza nome. Per ora.




