Hanno falsificato decine di certificati medici per impedire a cittadini stranieri irregolari sul territorio italiano di essere trattenuti nei Centri di permanenza per i rimpatri (Cpr). È questa l'accusa, rivolta a oltre venti medici in tutta Italia, che nelle prime ore di questa mattina, 16 settembre, ha fatto scattare una maxioperazione della Polizia di Stato tramite la Squadra Mobile di Ravenna, attualmente impegnata in un’attività di polizia giudiziaria finalizzata all’esecuzione di plurimi decreti di perquisizione locale.
L'attività giudiziaria interesserà oltre venti professionisti e sarà eseguita nelle città di Bari, Biella, Bologna, Firenze, Livorno, Milano, Rimini, Roma e Varese, con il concorso delle Squadre Mobili territorialmente competenti. Destinatari dei decreti di perquisizione sono, a eccezione di un solo caso, medici non iscritti nel registro delle persone nei cui confronti si svolgono le indagini preliminari. L'operazione si inserisce nel più ampio contesto dell'inchiesta che, nei mesi precedenti, aveva portato ad analoghe perquisizioni a carico di otto medici, all'epoca tutti in servizio al reparto delle Malattie Infettive dell'ospedale di Ravenna. Per tre di loro era stata disposta l'interdizione dalla professione per 10 mesi, mentre agli altri era stato imposto il divieto di occuparsi dei certificati per i Cpr.
Dalle chat recuperate, emergeva chiaramente come i medici agissero per ideologia politica e ostilità nei confronti delle istituzioni. Una dottoressa si definiva "anarchica e antagonista" e scriveva: "Ho dato la non idoneità per un Cpr e il ragazzo è tornato a ringraziarmi". Il collega rispondeva: "Bene! Gli facciamo il c…o a questi maledetti sbirri".
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