La mamma dei cretini è sempre incinta e l’ultimo nato risiede a Roma, in via della Giuliana. "Sono stato io, ho sparato per divertimento. Non era un gesto contro le donne". Edoardo Crescimanno Ciardiello, cinquantenne romano, alla fine ha ammesso le proprie responsabilità. Sapeva che i carabinieri della compagnia Roma San Pietro lo avevano ormai identificato. Dopo aver preso tempo al telefono, ha chiamato il suo avvocato di fiducia e si è presentato con lui in caserma.
Davanti al pm Alessandra D'Amore ha raccontato di essere l'uomo che lunedì pomeriggio, proprio in via della Giuliana, nel cuore di Roma, ha colpito con una carabina ad aria compressa la scrittrice Cristina Stillitano, ferendola al braccio. L'uomo avrebbe anche voluto scendere per aiutarla, ma ha indugiato fino all'arrivo dei carabinieri, per poi spaventarsi alla vista delle divise. Ieri sera è tornato nella sua abitazione insieme ai militari e ha consegnato l'arma. Una carabina acquistata a 400 metri da casa sua. Proprio questo elemento ha dato una svolta alle indagini: i militari hanno controllato i registri delle armerie della zona e hanno scoperto l'acquisto effettuato da Crescimanno Ciardiello, che non ha il porto d'armi. Ma gli episodi contestati potrebbero essere sette. Oltre al ferimento di Stillitano, ci sarebbe il colpo che venerdì scorso ha centrato al polpaccio la commercialista Angela Perrone.
Nel mirino degli investigatori anche quattro turiste spagnole, il marito di una ristoratrice e il compagno della titolare di una gioielleria. Il Ris ha inoltre ricostruito con tecnologie 3D la traiettoria del proiettile. Incrociando gli elementi, i carabinieri sono arrivati al cinquantenne, che ha ammesso di aver sparato più volte senza fornire ulteriori dettagli. Saranno le indagini a stabilire se sia davvero responsabile degli altri episodi. Dopo la confessione è scattata per lui una denuncia a piede libero per lesioni. Stillitano, ancora dolorante dopo l'estrazione del piombino, ha reagito con paura: "Mi chiedo: non c'è il pericolo di reiterazione del reato? Quest'uomo è libero? Lo confesso: ho paura". In quartiere resta l'allarme per quello che per giorni è stato chiamato "il cecchino di Prati".




