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La psicologa seduce il paziente, finisce in disgrazia a Torino

di Luca Puccinidomenica 20 settembre 2026
La psicologa seduce il paziente, finisce in disgrazia a Torino

3' di lettura

Un po’ come in un film, una di quelle commedie romantiche patinate, mezzo cliché e mezzo paradosso: solo che questa è una storia reale e non è nemmeno finita bene. È andata, infatti, che lui ne è uscito distrutto e lei s’è beccata una sospensione dal suo ordine professionale.

Tra l’altro a denunciarla è stata la sorella del suo ex amante, che l’ha visto cominciare a star male e poi mettersi anche peggio: così ha spifferato tutto prima a suo marito e poi al consiglio degli psicologi del Piemonte. A quel punto, ci si son messi gli avvocati, il tribunale e la faccenda s’è gonfiata ancora di più.

LA VICENDA 

È una matassa intricata che inizia in una comunità del Torinese, una di quelle strutture nelle quali lei (di professione psicologa, appunto) presta servizio e lavoro: È il 2023, è appena scemato il pandemonio della pandemia, è lui a invaghirsi per primo e le dichiara il suo amore quando è ancora in comunità. Per questo lascia la terapia, non ce la fa a portarla avanti e allora, lontano più che da occhi indiscreti da una situazione particolare, ne nasce una relazione. I primi incontri, le frequentazioni.

Lì per lì sono messaggini scambiati sul cellulare, uno, due, decine. Poi arrivano gli incontri di persona: il primo, in teoria, dovrebbe essere anche l’ultimo, nelle intenzione deve essere quello per chiarire, per metterci una pietra sopra, adesso-basta, e invece è proprio ora che le cose precipitano. Va avanti così per otto mesi, da gennaio ad agosto, dopo, di punto in bianco, lei chiude il rapporto. Ed è una chiusura definitiva. Solo che «mio fratello soffre», se ne accorge la sorella, lo nota, lo capisce e agisce di conseguenza: rendendo pubblico quel che è successo e segnalandolo a chi di competenza. Il consiglio dell’ordine degli psicologi solleva una violazione al comma 1 dell’articolo 28 del codice deontologico («lo psicologo evita commistioni tra il ruolo professionale e la vita privata che possano interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della professione», che poi non è nemmeno necessario dirselo con una norma professionale) e, appunto, sospende la sua iscritta.

Sì, d’accordo, formalmente quando è iniziata la loro liaison la terapia era già terminata e lui non era più un paziente di lei, ma è il tribunale di Torino a spiegare che questa tempistica non solo è rilevante, è pure centrale. «L’immediatezza cronologica tra la fine della relazione professionale e l’inizio di quella che sarebbe nei mesi a seguire diventata una affettivo-sentimentale-sessuale non ha verosimilmente consentito di riportare in una posizione di parità le due parti del rapporto, svincolando il paziente, per di più molto fragile, dalla situazione di “dipendenza”, in senso lato, nei confronti della terapeuta».

LE SPESE LEGALI

Il collegio giudicante della magistratura ordinaria stabilisce quindi che «la scelta della sospensione è giustificata dal fatto che sono state violate norme deontologiche molto importanti», norme che sono a tutela sì del paziente ma anche dell’ordine professionale perché in ballo c’è anche l’immagine sociale della categoria che può subirne un pregiudizio. Alla psicologa, secondo questa impostazione, vanno anche 7mila euro di spese legali da pagare. Nel corso del procedimento vengono raccolte diverse testimonianze e lei stessa, la psicologa, ammette nella sostanza quanto avvenuto, anche se sostiene di essersi sentita (come riporta l’edizione locale del Corsera) anzitutto «in colpa per il solo fatto di averlo incontrato all’insaputa di tutti, in un contesto esterno. Gli ho detto che non avremmo più dovuto vederci. A quel punto ha iniziato a minacciarmi, ho cominciato a spaventarmi. Poi lui è tornato gentile e ci siamo rivisti a Milano, dove io stavo facendo un corso. Ogni qualvolta tentavo di lasciarlo, lui tornava a minacciarmi di raccontare tutto». Le sue spiegazioni, tuttavia, non son bastate.