La vicenda di Sergio Ramelli è un turbine di memoria e contestazioni. L’ultima? Arriva da Verbania. Un mese e mezzo fa, il 3 agosto, l’amministrazione comunale, guidata dal sindaco Giandomenico Albertella, ha approvato una delibera per intitolare un tratto del lungolago di Intra allo studente, attivista del Fronte della Gioventù, ucciso a 18 anni a colpi di chiave inglese dai militanti antifascisti di Avanguardia operaia. Un’agonia, la sua, durata 47 giorni di ospedale che lo ha portato a spirare il 29 aprile del 1975.
Dalla delibera a oggi è successo di ogni. Il Pd piemontese ha detto che «i luoghi delle nostre città devono riflettere i valori della Costituzione repubblicana, democratica e antifascista. Non possono e non devono essere trasformati in uno strumento per pericolosi tentativi di revisionismo e di riscrittura della storia che questa destra sta portando avanti».
Lanciando, inoltre, una raccolta firme contro l’intitolazione. Mentre Anpi e affini stanno organizzando una manifestazione, contro la titolatura del lungolago, prevista per domenica 27 settembre. Con l’istituzione, per l’occasione, del comitato “No intitolazione lungolago Intra a Ramelli”.
«Verbania è la città del dialogo e del rispetto, qui rifuggiamo l’intolleranza di chi vuole archiviare la vita di un ragazzo a danno collaterale. Fare pace con le ferite della Repubblica e mostrare la via del dialogo ai ragazzi, questo motiva le nostre scelte», afferma il sindaco Albertella. Da dove nasce l’idea della dedica a Ramelli ce lo spiega il consigliere comunale Massimo Guaschino. «Nasce con una serata realizzata assieme a Guido Giraudo in cui ha presentato il libro Sergio Ramelli. Una storia che fa ancora paura». Giraudo ha raccontato l’epopea eroica e tragica dello studente missino. «Questa è una polemica demenziale», ci dice l’autore. «Non è la prima e non sarà l’ultima intitolazione. Siamo a quota 56 con otto già deliberate. A Verbania è l’unica località dove si è arrivati a questo livello di paranoia. Sindaco e autorità devono mantenere la schiena dritta, in modo che i contestatori non l’abbiano vinta». E così, 51 anni dopo, il nome di Sergio continua a essere crocevia della storia d’Italia.




