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Il sopracciglio

Silvia Salis saluta Giorgia Meloni: l’espressione del viso contratta, la stretta di mano rapida, un sorriso di circostanza. Poi si volta...
di Lucia Espositosabato 3 ottobre 2026
Il sopracciglio

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Silvia Salis saluta Giorgia Meloni: l’espressione del viso contratta, la stretta di mano rapida, un sorriso di circostanza. Poi si volta, si sistema la fascia tricolore e, con un riflesso pavloviano, il suo sopracciglio – ça va sans dire - sinistro, si alza lentamente e va sempre più su assestandosi attorno ad altitudini degne del miglior Massimo D’Alema.

È il suggello dell’appartenenza ontologica della Salis al mondo che ha fatto del sopracciglio sollevato un segno distintivo, nonostante da tempo Veltroni inviti tutti ad abbassarlo per ridurre la distanza dalla gente. Nella grammatica della politica estera alzare la peluria sopra l’occhio ha altri significati: per Thatcher e Mitterrand era un deterrente contro gli sproloqui degli avversari, Trump nel ritratto ufficiale del secondo mandato eleva al massimo l’arcata per darsi un’aria severa. Da noi le sopracciglia di Spadolini hanno nutrito la fantasia dei vignettisti, quelle di Draghi sono simbolo estetico del potere economico («Un suo sopracciglio alzato fa girare miliardi», si diceva), ma quelle dei dem si innalzano solo per rimarcare la propria superiorità. È da questo particolare che si giudica un politico.