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Ricina, trovate le piante vicino alla casa dei Di Vita

di Simona Plettovenerdì 16 ottobre 2026
Ricina, trovate le piante vicino alla casa dei Di Vita

3' di lettura

La ricina cresceva a pochi chilometri da casa. Il veleno che ha ucciso Antonella Di Ielsi, 50 anni, e la figlia Sara Di Vita, 15enne, potrebbe essere stato ricavato da piante comuni nelle campagne tra Riccia e il lago di Occhito, al confine tra Molise e Puglia. Gli uomini della Squadra mobile di Campobasso hanno individuato diversi esemplari di ricino nei campi della zona, a pochi chilometri da Pietracatella. È da qui che potrebbe essere partita la preparazione artigianale del veleno, ma la presenza delle piante non dimostra che siano state utilizzate né dove la sostanza sia stata estratta. Le analisi dell’Istituto Maugeri di Pavia hanno confermato un’elevata concentrazione di ricina in entrambe le vittime. Ora gli investigatori cercano di ricostruire il percorso della sostanza: dalla possibile materia prima agli indizi digitali, fino a chi potrebbe averla preparata e somministrata. È su questo secondo fronte che si concentrano le verifiche nelle scuole.

La Procura di Larino vuole individuare il computer utilizzato nell’agosto 2025 da una persona che, attraverso Reddit, si presentava come scrittore e si interessava alla ricina. Per questo gli investigatori stanno passando al setaccio i sistemi informatici di quattro istituti scolastici. Oggi gli agenti della Mobile e dello Sco sono attesi al liceo delle Scienze umane di Casacalenda, dove insegna Laura Di Vita, cugina di Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara. È la quarta e ultima ispezione informatica disposta dalla Procura di Larino, dopo quelle all’istituto agrario e al liceo scientifico di Riccia e al liceo classico Mario Pagano di Campobasso, frequentato dalle due sorelle. Sono circa duecento i computer finiti sotto esame.

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Tra le parole chiave figurano “ricina”, “ricino”, “semi di ricino” e “veleno”, ma anche nomi di sostanze chimiche come esano, solfato di ammonio e solfato di sodio. A Riccia i dati sono stati copiati e dovranno essere esaminati dagli esperti. Gli investigatori cercano di risalire al dispositivo utilizzato e all’identità della persona dietro il profilo Reddit, per capire se le consultazioni possano avere un legame con il delitto, avvenuto a dicembre. Per approfondire il filone digitale è stato chiesto anche il supporto dell’Fbi. Intanto torna al centro il racconto di Gianni Di Vita sui pasti dei giorni precedenti ai decessi. Nel verbale di un interrogatorio, l’uomo ricorda che il 22 dicembre la famiglia aveva portato a casa alcune cozze avanzate da un pranzo con i colleghi. Non ricorda se furono mangiate quella sera o il giorno dopo. «È probabile che quelle cozze siano state mangiate solo da me, Antonella e Sara», avrebbe detto agli investigatori. I resti dei pasti furono gettati nella spazzatura: non tutto, dunque, è stato recuperato.

Anche questo episodio rientra negli accertamenti, ma non prova da solo un collegamento con l’avvelenamento. Le indagini esplorano anche i rapporti personali e la vita coniugale di Antonella e Gianni, oltre alle frequentazioni dell’uomo. La pista passionale resta un’ipotesi da confrontare: sono state ascoltate oltre duecento persone, alcune più volte. Tra i nomi che ricorrono nelle verifiche ci sono quelli di una docente di matematica, amica di lunga data di Di Vita, e della cugina che insegna a Casacalenda. Le ispezioni informatiche non costituiscono, da sole, un’indicazione di responsabilità. Gli investigatori considerano possibile che l’obiettivo fosse Antonella e che Sara sia stata una vittima non prevista, ma è ancora un’ipotesi.

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La Procura ha inoltre escluso come priva di fondamento la ricostruzione secondo cui sarebbe stato Gianni Di Vita la vittima designata. Il telefono dell’uomo, secondo gli elementi descritti finora, non risulta sottoposto a copia forense; Di Vita è stato sentito più volte e i suoi studi sono stati perquisiti. È il paradosso di un’inchiesta che, a quasi dieci mesi dalla morte di Antonella e Sara, accumula elementi senza avere ancora trovato il punto in cui le tracce si incontrano. Da una parte la ricina, forse ottenuta da semi raccolti nel territorio; dall’altra i dati informatici, i server scolastici e il racconto del pranzo con le cozze. Le verifiche potranno indicare una strada, ma soltanto l’incrocio con gli altri riscontri potrà trasformare un sospetto in una ricostruzione solida. Gli investigatori vogliono capire se le consultazioni online siano compatibili con la preparazione della sostanza e con i tempi del delitto. Per ora nel fascicolo per il duplice omicidio di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita non risulta iscritto nessun indagato.