Alla fine piazza Castello è rimasta il centro nevralgico dell’agitazione indetta da antagonisti, pro-Pal e maranza vari. A Torino la preoccupazione principale riguardava la marcia delle milizie di Askatasuna.
Già intorno alle 14, un’ora prima del ritrovo ufficiale in centro, centinaia di studenti e membri dei centri sociali si sono concentrati in piazza Arbarello e a Borgo Dora. In una piazza Castello blindatissima, un ragazzo incappucciato è riuscito a raggiungere un punto elevato e, arringando la folla, ha dato fuoco a una grande foto del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Poi si sono levati cori contro il riarmo e i data center.
In piazza è comparso anche il deputato del Pd Mauro Berruto che ha attaccato il governo parlando di «una deriva autoritaria che continua ad alimentare questa volontà di manifestare e di tutelare un principio costituzionale che non può essere messo in discussione da nessuno».
La situazione è diventata particolarmente tesa quando gli antagonisti hanno provato a muoversi in corteo, cercando di imboccare via Po. Lì hanno trovato le forze dell’ordine schierate che hanno risposto al tentativo di sfondamento con alcune cariche. Dopo diversi scontri, con gli agenti di polizia e finanza che hanno cercato di incanalare il corteo verso il percorso prestabilito, la folla ha cominciato a defluire su corso San Maurizio, verso Regio Parco.
Un primo bilancio dell’attività delle forze dell’ordine parla di 421 persone identificate, 108 stranieri. Sono invece 6 le persone attualmente indagate per possesso di oggetti atti ad offendere o al travisamento.
Nel tardo pomeriggio gli scontri sono ripresi tra piazza Arbarello e Borgo Dora. Al lancio di razzi, pietre e bottiglie molotov, le forze dell’ordine hanno risposto con un fitto lancio di lacrimogeni.




