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Ma quando torneranno a occuparsi dei problemi di Milano?

Perché in città non va tutto bene e due mesi di chiacchiericcio su Tel Aviv e 25 aprile sono una tassa occulta che non dobbiamo, né vogliamo pagare...
di Enrico Paolimartedì 28 aprile 2026
Ma quando torneranno a occuparsi dei problemi di Milano?

3' di lettura

E quindi a Milano va tutto bene? Il traffico cittadino, fra Ztl nate come funghi, piazze tattiche piazzate lì come monumenti all’immobilità e piste ciclabili degne del miglior teatro dell’assurdo di Eugène Ionesco, non è un problema. Come non lo è la sicurezza, nonostante la mala movida e le bande di maranza. Per non parlare dell’urbanistica, fra nuove e vecchie inchieste, con le Famiglie Sospese sempre più appese ad un destino che definire infame è dir poco. E che dire dello stadio di San Siro, e del suo destino, dopo l’entrata in campo della Procura? Ma che volete che sia mai, su... Figuriamoci il caro affitti e il costo della vita. Sì, a Milano va tutto bene...

Perché se da due mesi a questa parte (ed è una stima per difetto, la nostra) la politica milanese, in particolare quella riconducibile all’area del centrosinistra, quindi alla maggioranza che sostiene la giunta comunale guidata dal sindaco, Beppe Sala, discute se sia giusto o meno mantenere il gemellaggio con Tel Aviv (città con la quale il capoluogo lombardo ha anche rapporti commerciali significativi), di come si sta in piazza il 25 aprile, e chi può starci soprattutto, del sostegno ai palestinesi e del disagio nei confronti d’Israele, significa che la città è solo una quinta, un elemento laterale rispetto alla scena principale. Una comparsa, insomma. E un po’ come se palazzo Marino fosse diventato una depéndance di Gaza city e i problemi dei milanesi fossero stati tutti risolti, anzi dissolti. Solo che non è affatto così, nonostante centri sociali e pro -Pal siano convinti di essere i nuovi padroni del vapore. I dolori della città di Don Lisander sono tutti lì, in attesa di risposte e ricette capaci di curare il male.

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Parlate anche di Tel Aviv e 25 aprile, ma i residenti di Gattamelata, i dannati della ciclabile sul ponte Bacula (solo per citare due casi emblematici), sono una realtà, non un’astrazione. Ma il guaio vero di tutto questo non occuparsi di Milano, da parte della politica milanese, rende surreali i ragionamenti legati alle prossime amministrative, imbastiti dalle forze in campo. Che lo si voglia o no siamo già dentro al tunnel della campagna elettorale che verrà, quella per il dopo Sala, con la sinistra che si affida ai «piani di ascolto della città», vagheggiando mirabolanti progetti di recupero urbano con tanto verde (forse i soldi che mancano...), mentre il centrodestra e lì che si avvita su se stesso per la scelta del candidato.

Modesto consiglio non richiesto all’opposizione di Beppe: fate presto (magari anche bene) a scegliere un nome e smettetela di farvi trascinare dalla maggioranza di Palazzo Marino in inutili corpo a corpo su argomenti sterili (tipo pace nel mondo, chi è che non la vuole?) simili a specchietti per le allodole. Nella costruzione di armi di distrazione di massa sono dei maestri, a sinistra. Quanto al centrosinistra nel suo insieme, vien da pensare in modo scientifico («Parlar di tutto, per non parlar d’amore», cantava Lucio Battisti), dem e associati stanno facendo di tutto, persino litigare duramente fra loro, pur di non occuparsi del presente, ovvero del bilancio delle due giunte Sala. Che il Pd sia in rotta di collisione con Beppe è chiaro a tutti, ma almeno salvate le apparenze. Perché a Milano non va tutto bene e due mesi di chiacchiericcio su Tel Aviv e 25 aprile sono una tassa occulta che non dobbiamo, né vogliamo pagare...

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