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25 aprile, "saponette mancate", blitz e bandiere strappate: trionfa l'odio pro Pal

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sabato 25 aprile 2026
25 aprile, "saponette mancate", blitz e bandiere strappate: trionfa l'odio pro Pal

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Odio e violenza: questi gli ingredienti principali delle celebrazioni che si sono tenute in varie città d'Italia per l'81esimo anniversario del 25 aprile. Tra attacchi, insulti, bandiere bruciate e persone allontanate, di questa festa non resta che l'amarezza. "Il 25 aprile è morto oggi", ha riassunto in poche parole l'ex deputata del Pd Paola Concia, riferendosi a tutto quello che è accaduto nelle piazze e che ha macchiato inevitabilmente la Liberazione

A dare il via al piano "infanghiamo il 25 aprile" sono stati gli attivisti di Extinction Rebellion a Torino. Questi ultimi hanno coperto con un telo nero le statue raffiguranti Giulio Cesare e Augusto nella zona della Porta Palatina. "Furono donate alla città da Mussolini nel 1935", hanno poi spiegato. In mano alle statue invece è stato infilato un papavero rosso "simbolo della resistenza partigiana" e alla base è stato posato un cartello con la scritta "ripudiare il fascismo, difendere la Terra".

A Roma, invece, delle bandiere ucraine sono state strappate e i manifestanti che le sventolavano sono stati cacciati e spinti al grido di "Via i fascisti dal corteo". A seguire, c'è stato anche un acceso diverbio tra alcuni manifestanti con la polizia intervenuta per separarli. "Siete dei nazisti": questa l'accusa di alcuni partecipanti al corteo ufficiale, mentre i pro Ucraina si sono allontanati cantando "Bella Ciao". Non meglio a Bologna, dove un gruppo di attivisti pro Palestina ha contestato il sindaco Matteo Lepore nel corso del suo intervento in piazza del Nettuno per l'81esimo anniversario della Liberazione. Al grido di "Palestina Libera" un gruppo di una cinquantina di persone è entrato in piazza con bandiere della Palestina, cartelli e kefiah, cercando più volte di sovrastare la voce del primo cittadino con slogan e richieste di prendere le distanze dal conflitto in Medio Oriente. 

Uno degli avvenimenti più gravi a Milano, dove la Brigata ebraica è stata contestata, accerchiata e alla fine costretta a lasciare il corteo a seguito delle violente proteste dei Carc e dei pro Pal. "Siete solo saponette mancate" e "Non vogliamo né nazisti né fascisti né sionisti in corteo. Oggi e sempre Resistenza", si sono sentiti gridare. E non solo. I manifestanti hanno urlato anche "assassini" spiegando che gli esponenti della Brigata ebraica "sono quelli che bombardano le popolazioni di Gaza e quindi non posso partecipare e non hanno diritto a stare al corteo. Festeggiano la resistenza e la lotta partigiana ma non tolleriamo la loro presenza". Molti i fischi arrivati allo spezzone dove si trovava anche Luciano Belli Paci, figlio di Liliana Segre, protetto da un ampio schieramento di forze dell'ordine.