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Sfilate e maratona: Sala manda Milano fuori strada

Questo pasticcio non è un incidente isolato. È una perfetta miniatura del metodo del sindaco: la rappresentazione prima della programmazione, l’annuncio prima della gestione, il brand prima dei cittadini
di Daniela Mastromatteilunedì 28 settembre 2026
Sfilate e maratona: Sala manda Milano fuori strada

3' di lettura

Nella domenica della Fashion Week, Palazzo Marino sovrappone una corsa di dieci chilometri alle sfilate. È l’ultimo capolavoro della città-evento: ricchissima di appuntamenti, poverissima di regia. A Milano non manca certo qualcosa da fare. Manca, semmai, qualcuno capace di coordinare ciò che si fa. E così ieri con Giorgio Armani in calendario alle undici e altre sfilate prima e dopo, presentazioni, buyer, auto e navette della Camera della moda, ospiti internazionali disseminati per la città, Palazzo Marino ha pensato bene di lasciare spazio anche a una corsa capace di attraversare Milano dalla Bovisa a Città Studi. Non era, come qualcuno l’ha chiamata, la Milano Marathon. Era la PolimiRun: dieci chilometri, competitivi e non, con partenza alle 8,30 dal campus di via La Masa e arrivo al campus Leonardo. Una manifestazione rispettabilissima, naturalmente. Il problema non è correre. È scegliere quando.

C’è un particolare che rende la programmazione ancora più surreale: la PolimiRun si svolge tradizionalmente in primavera e soltanto quest’anno è stata eccezionalmente spostata a settembre. Non in un giorno qualunque di settembre, ma nel cuore della settimana più congestionata, redditizia e internazionalmente esposta del calendario milanese. Le date della Fashion Week, evidentemente, non erano custodite in un caveau: erano note da mesi. Sarebbe bastato aprire un’agenda. La corsa, patrocinata anche dal Comune, ha comportato chiusure stradali e deviazioni dei mezzi pubblici. Nelle stesse ore la moda celebrava il gran finale dei big che ha visto Hui aprire le danze al Chiostro della Marangoni, in via Meravigli, ma che, proprio a causa dei podisti, ha ritardato di mezzora abbondante l’inizio della sfilata (era prevista alle 10). E tutti gli altri si sono dovuti adeguare slittando di almeno 30 minuti l’inizio dello show nelle loro location: da Armani in via Bergognone a Milano Moda Graduate alla Rotonda della Besana, da Marques’Almeida in corso Monforte a Francesca Liberatore e Miguel Vieira in via Besana che ha chiuso la giornata.

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Non serve essere urbanisti per comprendere che sovrapporre due flussi del genere non è propriamente un esercizio di raffinata amministrazione. È l’ultimo episodio della Milano governata come un gigantesco palinsesto televisivo: ogni giorno un evento, ogni settimana una celebrazione, ogni mese una nuova occasione per spiegare al mondo quanto la metropoli lombarda sia irresistibile. Peccato che tra un’inaugurazione e una fotografia restino da governare anche le strade, i trasporti e la vita di chi non dispone di un’auto blu, di un driver o di un pass infilato sul parabrezza.

La Fashion Week era già cominciata con la Galleria Vittorio Emanuele trasformata in salotto privato per Vogue World: turisti e comitive allontanati, accessi transennati, fermata Duomo della metropolitana chiusa, taxi spostati e circolazione limitata nelle vie del centro. In cambio, all’ombra della Madonnina si otteneva visibilità, glamour e denaro. Tutto legittimo. Ma una città non può essere amministrata come una location da affittare, consegnando ogni volta ai residenti il conto dei disagi e invitandoli, magari, a considerarsi fortunati perché Anna Wintour ha scelto casa loro come fondale.

Il pasticcio di ieri non è quindi un incidente isolato. È una perfetta miniatura del metodo Sala: la rappresentazione prima della programmazione, l’annuncio prima della gestione, il brand prima dei cittadini. Ieri mattina Milano correva mentre la moda sfilava. L’immagine è perfetta: una città costretta a fare lo slalom tra le ambizioni del proprio sindaco. Beppe Sala continua a raccontarla come una metropoli lanciata verso il futuro. Il problema è che, tra una transenna e una deviazione, anche per i numerosi cantieri aperti e dimenticati, nessuno sembra più sapere su quale strada.

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