Il Corvetto come l’ombelico del mondo. O, forse, il palcoscenico necessario per vendere agli elettori la storia (o la bufala...) degli ultimi destinati a diventare primi. Ma solo in campagna elettorale, o per la Festa de L’Unità. Una volta chiuse le urne tutto torna come prima, come insegnano gli ultimi 15 anni di giunte di centrosinistra. Ma storia o bufala che sia (ognuno faccia la propria scelta...) sta di fatto che proprio da lì, dal quartiere dove l’integrazione non è mai arrivata e il parallelo con le banlieu francesi non è del tutto azzardato, parte la rincorsa di Pierfrancesco Majorino per la conquista di palazzo Marino, se sarà lui il candidato sindaco del centro sinistra.
Il capogruppo dei dem in Consiglio regionale, come impongono i tempi che corrono, ha postato un video in cui annuncia l’evento del 22 ottobre, al teatro della Quattordicesima, al Corvetto, durante il quale lancerà la sua corsa alle eventuali primarie per le comunali. L’esponente del Pd non lo annuncia esplicitamente, parlando di «un nuovo futuro da scrivere», ma è solo un modesto esercizio retorico per destare interesse e curiosità. Del resto con la scesa in campo di Mario Calabresi, l’ex direttore di Stampa e Repubblica ha dato la sua disponibilità a fare il candidato sindaco del centrosinistra giocando in piena autonomia (almeno per ora...), Majo ha iniziato a fibrillare, non avendo ancora avuto una rassicurazione «forte» da parte della segretaria del Pd, Elly Schlein, troppo presa dal confronto-scontro con il leader del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte.
Da qui la scelta di rompere gli indugi e occupare la sua parte del campo di gioco, al netto del fatto che il Pd scelga o no di fare le primarie. Insomma, preparate pop corn, il gran ballo della sinistra è appena iniziato. E proprio perché l’argine si è rotto, Majorino se la prende con le giunte guidate dal sindaco, Beppe Sala, pur avendo fatto parte del primo esecutivo. Confidando, forse, nella memoria corta dei milanesi, Pier prova a fare surf sull’onda del malcontento, un moto ondoso in costante aumento, contro il primo cittadino. In politica, com’è noto, vale tutto e il suo esatto contrario.
«Milano sono i suoi quartieri che cambiano, ma devono cambiare anche le politiche per far sì che siano le persone, non i fondi immobiliari, a farla da padrone», sostiene Majorino nel video postato sui social, «Milano è anche il quartiere San Siro, dove Aler lascia vuote le case, come in tutta la città. Milano è il quartiere Corvetto che ha bisogno di cura. Milano è una nuova generazione che studia, inventa, immagina. È le sue lavoratrici e suoi lavoratori». Quindi sull’urbanistica non deve esserci solo un cambio di passo, ma una vera e propria inversione di tendenza, visto che devono cambiare le politiche.
Ma c’è anche un’altra Milano nella visione di Majorino, collocata a metà strada la cultura che deve crescere e il cemento che deve diminuire. «Milano è la biblioteca Sormani che non deve chiudere perché la cultura è il futuro. Milano», aggiunge, «è la città frenetica dei suoi tanti cantieri, ma c’è troppo cemento. Abbiamo bisogno del più grande piano di piantumazioni di alberi d’Europa per contrastare gli effetti della crisi climatica. E dobbiamo poi mettere al centro il diritto delle bambine e dei bambini delle famiglie a vivere bene». Per i Verdi e gli ambientalisti, considerati da Majorino alleati forti e sicuri, musica celestiale. Un po’ meno per chi insegue affari e finanza, dove il tempo non è una variabile indipendente, ma un fattore strategico. Con le piazze tattiche, le piste ciclabili e i posti auto cancellati si scaleranno pure gli indici sulla vivibilità, ma si perdono punti in borsa, mettendo in fuga gli investitori stranieri. Ma a Majorino interessa tratteggiare «una città ancora più bella e più giusta», smontando quanto fatto finora dal Sala uno e due e da Pisapia.
All’attacco di Pier, almeno per il momento, il sindaco Sala non replica, ma non è detto che non lo faccia nelle prossime settimane. Avendo scelto di concludere il mandato nel migliore dei modi possibile, Beppe ha sì mollato gli ormeggi, ma solo per dire quel che pensa davvero. Silenzio anche dal fronte interno del Pd, con i vertici del partito intenti a dirigere il traffico degli aspiranti candidati, diventati un problema più che una risorsa. Dal fronte opposto, invece, arriva la dura critica della leghista Silvia Sardone, indicata dal leader del Carroccio, Matteo Salvini, quale candidato sindaco del centrodestra. «Majorino, di fatto, rinnega dieci anni di giunte Sala, di cui lui stesso ha fatto parte distinguendosi per le marce pro clandestini, le tavolate multietniche e la contrarietà ai blitz delle forze dell’ordine in stazione Centrale», afferma la salviniana, «dalle periferie che vanno riqualificate alle piscine che vanno riaperte, dallo sport accessibile a tutti alla necessità di realizzare il più grande piano di piantumazioni di alberi d’Europa: le ricette di Majorino ci portano a pensare che in questi anni non abbia vissuto a Milano ma su Marte e che soprattutto non si sia accorto che alla guida della città ci fosse il suo partito. Presentarsi come il salvatore di Milano facendo finta che la responsabilità dell’immobilismo amministrativo di ben 10 anni sia colpa dei fantasmi è abbastanza ridicolo».




