Secondo assalto a Milano. E non c’è neppure la scusa del carovita. Alle 14.45 di una domenica sferzata da un freddo inaspettato, un migliaio di maranza e italiani di seconda generazione arrivati dalla periferia e da fuori città si posizionano in punti strategici di piazza San Babila, corso Vittorio Emanuele e piazza del Duomo, il salotto fighetto di Milano. Stesso luogo di sabato. Medesima voglia di fare casino e spaccare tutto, soprattutto sfidare quelle forze dell’ordine già prostrate dalla guerriglia del giorno prima. Sui social da ore circolava una specie di chiamata alle armi: «Ieri era l’assaggio, oggi si fa sul serio».
Sono a gruppetti di cinque, sei persone, tuta nera, felpona. Veloci, giovani, moltissimi minorenni. Qua e là bandiere palestinesi e kefiah. C’è chi grida “Allah akbar”. «Vengono da fuori provincia» è la voce che circola tra le forze dell’ordine, «capaci che stasera riprendono il trenino e tornano tranquilli da mamma». Quel che è certo è che si tratta di violenza fine a se stessa. Spaccare per spaccare, non per rivendicare.
Nessuna traccia delle motivazioni del corteo di sabato, con gli studenti in prima fila contro il carovita e le sciurette eleganti a dargli spago. Piazza del Duomo è pattugliata da polizia e carabinieri, un dispiegamento di volanti così non si era mai visto. Anche corso Vittorio Emanuele è presidiato, con posti di blocco lungo tutto il tragitto dei negozi di marca. I ragazzi calano i passamontagna sulla testa e cominciano a muoversi a gruppetti. La polizia non si fa trovare impreparata. Ne ferma una cinquantina all’angolo con via San Paolo. Li accerchia e comincia a portarli uno per uno in Questura. Nella confusione generale un ragazzino esplode una bomba carta a terra. È il via libera alla violenza. Panico generale tra i turisti e i milanesi in giro per lo shopping. Qualcuno riprende la scena, qualche altro si rifugia nei negozi. Parte la guerriglia, i ragazzi si spostano in maniera disordinata tra Duomo, Cordusio e via Torino.
Travolgono tutto quello che hanno di fronte, motorini e cestini della spazzatura, biciclette dello sharing e monopattini. L’asfalto rosso nuovo di zecca della via Torino è cosparso di ogni tipo di oggetto, pietre, sbarre. La tensione è alle stelle. Le agenzie di stampa battono la notizia che Meloni ha convocato per oggi un vertice sulla sicurezza. Ma siamo solo all’inizio della rivolta, nessuno si aspetta il disastro che sta per accadere. Gruppetti di rivoltosi lanciano tavolini e sedie dei dehors contro la vetrina di Foot Locker, poi se la prendono col negozio della Champion. Chi può, cerca di transennare gli ingressi. Al McDonald’s usano il cavalletto con la scritta “pavimento bagnato” per difendere la porta. C’è il Carrefour sulla strada.
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Nuove tensioni a Milano: dopo i disordini di sabato 17 ottobre, quando il corteo contro il carovita si è trasform...E lì non li tiene più nessuno. Spaccano i vetri, spingono i clienti, si intrufolano tra le schegge rotte. Un addetto alla sicurezza prova a fermarli con un manico di scopa, viene travolto come un cartello scomodo. I maranza aprono le casse e arraffano tutto quello che trovano noncuranti dei telefonini che riprendono, qualcuno ha il volto coperto e qualche altro si copre gli occhi quando è troppo tardi. Sarà la costante della guerriglia: con una mano devastare, con l’altra immortalare la scena sui telefoni. Dal Carrefour escono carichi di alcolici, qualcosa con cui festeggiare alla sera. Da lì è un crescendo. Fuggi fuggi per la strada. La polizia avanza compatta e in tenuta antisommossa. Blocca diversi gruppetti. Il numero dei fermati sale di minuto in minuto. Ma sono gocce nell’acqua. È una marea montante e deve sfogare tutto l’odio che ha dentro. La strategia dei rivoltosi è chiara: velocità e sorpresa. Attirare la polizia in un angolo, poi dividersi e colpirla alle spalle. Una bimba piange, una mamma l’afferra e scappa via rapida. Turisti giapponesi davanti agli hotel delle vie laterali si guardano smarriti, hanno un aereo da prendere, «non è che la polizia può scortarli?». I facinorosi si dirigono verso il Carrobbio. La polizia risponde con le cariche e con gli idranti. Giornalisti e fotografi hanno gli elmetti sulla testa come nelle zone di guerra. Tre maranza si mettono in posa. Uno ha un estintore in mano, l’altro fa il dito medio, il terzo se la ride.
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Dopo gli scontri di sabato a margine della manifestazione contro il carovita in diverse città italiane, domenica ...Dettagli ma danno l’idea di cosa covi sotto la cenere. Il caos arretra di nuovo verso piazza del Duomo mentre in Galleria i negozi del lusso si blindano e alcuni turisti cercano di chiudere i cancelli degli accessi laterali. I manifestanti si dirigono velocemente verso via Dante e via Orefici. Sono incursioni per confondere polizia e carabinieri, aggirarli, sfinirli. I negozi di Under Armour e della Levi’s appaiono prede fin troppo facili. Ci sono dei monopattini in giro. I rivoltosi prendono i manubri e spaccano i vetri, sono dentro. Qualcuno arraffa la merce sparsa, altri escono con la bike nuova sotto il braccio come se partissero per la gita della domenica. Assaltata pure la statua del povero Garibaldi. Mentre il Castello Sforzesco sullo sfondo, con la sua fontana e la piazza che rapidamente si svuota, sembra un fortino da espugnare. Sale il bilancio dei fermati: 200 fermati e l’80% sono minorenni. I manifestanti si dirigono verso corso Garibaldi, Moscova, Magenta. Nuovi assalti e ruberie. La notte è lunga. Sirene, fumogeni, sampietrini. Milano è in guerra e la storia non è più la stessa. In calendario intanto spunta un altro appuntamento: 22 ottobre ai giardini di Porta Venezia. C’è già il passaparola.




