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Bruno Vespa: "Tutte le azioni populiste sono finite in tragedia, se non riparte l'economia viene giù tutto"

Cristina Agostini
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La gente pensa che lo spread non la riguardi. E "sarebbe corretto informarla che così non è", scrive Bruno Vespa su Il Giorno. "La maggioranza di governo ha dalla sua un dato incontestabile: non cresciamo da vent'anni, qualcosa bisogna inventarsi. Il problema è a quale prezzo. Tutte le operazioni populiste spericolate, dalla Grecia al Venezuela, sono finite in tragedia". E' preoccupato il direttore di Porta a Porta: "Noi siamo un Paese diverso, ma dobbiamo tenere i piedi per terra", "eravamo i Piigs, in inglese porcellini. Oggi - dopo aver pianto lacrime amarissime - stanno tutti meglio di noi salvo la Grecia. Ma se noi giriamo intorno ai 300 punti e la Grecia è a 390, l' Irlanda è a 56, la Spagna è a 117, il Portogallo a 152. Roba impensabile fino a pochi mesi fa". Se non si fa qualcosa quei 5/6 miliardi di interessi in più, "oltre a essere un debito di tutti noi, saranno una bella sommetta non disponibile per essere distribuita ai cittadini", sottolinea Vespa, e "chi ha comperato dei titoli di Stato a maggio e volesse rivenderli adesso, ci rimetterebbe il 15 per cento". Le banche italiane "hanno perso in tre mesi un quarto del loro valore", "andate a chiedere un prestito e sentite che cosa vi rispondono. Il maggior costo del denaro è micidiale per una economia che deve ripartire. E se non riparte l' economia viene giù tutto".  

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