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Pietro Senaldi, la ricostruzione: "Ecco perché hanno messo in croce Bruno Vespa". Svelato l'ultimo scandalo

20 Settembre 2019

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Pietro Senaldi, la ricostruzione: "Ecco perché hanno messo in croce Bruno Vespa". Svelato l'ultimo scandalo

Siamo in buona compagnia. Anche Bruno Vespa da ieri è perseguitato dall' Ordine dei giornalisti. Il conduttore di "Porta a porta" ha la colpa di aver intervistato Lucia Panigalli, una donna accoltellata e picchiata a sangue dal suo ex, che dopo qualche anno di galera è tornato libero e vive non lontano da lei. La signora vive sotto scorta ed è comprensibilmente terrorizzata, anche perché il suo assalitore, quando era in cella, avrebbe provato ad assoldare un albanese per farla fuori, senza però che alle intenzioni fosse dato seguito. Fatto sta che toni e domande di Vespa non sono piaciuti alla Commissione Pari Opportunità del Consiglio dell' Ordine dei Giornalisti, che li ha deplorati, giudicandoli «irrispettosi e ambigui». I custodi della moralità di noi scribi hanno esplicitamente invitato chi non ha gradito il comportamento del conduttore a denunciarlo presso i Consigli di Disciplina, che sono autonomi dall' Ordine e deputati a giudicare la deontologia di noi penne. A nostro avviso, deplorevole è soprattutto l' Ordine, per due ragioni.


La prima perché, come capita spesso ai moralizzatori, il suo comportamento è peloso: fa la ramanzina a Vespa, strizzando l' occhio al politicamente corretto, ma siccome il collega è famoso e potente, si guarda bene dal denunciarlo, come potrebbe, e invita altri a farlo. Dopo aver istigato il procedimento disciplinare senza assumersene la responsabilità, si lava le mani di quello che sarà il giudizio finale, specificando di non avere influenza sui Consigli di Disciplina. Ma se l' Ordine non promuove né sentenzia, cosa ce lo teniamo a fare? Solo per permettere a giornalisti meno fortunati di fare le pulci a colleghi di successo?
La seconda ragione attiene al merito della vicenda. Vespa andrebbe innanzitutto ringraziato da chi ha a cuore la questione delle donne vittime di violenza, in quanto ha offerto a una di esse il palcoscenico della rete ammiraglia Rai per sensibilizzare l' Italia sul suo dramma. Chiunque voglia criticarlo, dovrebbe prima aver fatto altrettanto. La valutazione se il conduttore è stato poco empatico o alcune sue domande possono essere state fastidiose per l' intervistata non è questione deontologica ma riguarda la sensibilità dei telespettatori, che se non gradivano potevano cambiare canale.


Ricordo, da allievo della scuola dell' Ordine, che regola d' oro dell' intervistatore è non simpatizzare troppo con l' intervistato, per difendere la propria credibilità e quella di chi si interroga. Certo, Vespa si rivolgeva alla signora Panigalli come avrebbe fatto con Renzi o Berlusconi, ma non per niente dirige quella che è da sempre definita «la terza Camera» e non un contenitore del pomeriggio. La tv del dolore non è nel bagaglio professionale del conduttore di Porta a Porta, e meno male. Lo stile di Bruno è quello, e lo ha mantenuto anche quando gli telefonò in diretta Papa Wojtyla, alla vigilia del suo storico viaggio a Cuba. Lo conosciamo da oltre quarant' anni, processarlo ora sarebbe comico se non fosse drammatico per la nostra categoria.
Il punto è che Vespa ha trattato in maniera asettica e senza schierarsi acriticamente una materia, la violenza sulle donne, serissima, ma sulla quale è ammesso un unico modo di fare giornalismo: microfono in bocca alla vittima, tono accorato, nessuna domanda e faccia contrita che va su e giù in segno di assenso a ogni sillaba pronunciata dalla donna. A nostro avviso, questo è un comportamento non professionale, e neppure rispettoso delle donne e del pubblico.


Peraltro, spesso può portare a prendere anche delle cantonate. Ricordo le valanghe di fango piovute addosso a Libero, colpevole di aver sostenuto in modo colorito che Asia Argento non era il testimonial ideale per la battaglia a favore delle donne molestate. Fummo processati e condannati dall' Ordine. Poco dopo, Asia venne accusata di stupro da un ragazzo con la metà dei suoi anni, il suo fidanzato si impiccò dopo che erano uscite le foto di lei mano nella mano con un altro e la signora concluse che il #metoo l' aveva stancata. Più il tema è delicato, più è opportuna affrontarlo con distacco: la freddezza di Vespa fa meno danni dell' isteria collettiva di colleghi in cerca di battaglie e applausi facili, come hanno sostenuto di recente anche le forze dell' ordine, lanciando un allarme: ci sono talmente tante finte denunce di aggressioni, che non si riesce a intervenire su quelle vere e a proteggere le reali potenziali vittime.

di Pietro Senaldi

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Commenti all'articolo

  • Arminius

    21 Settembre 2019 - 13:01

    Gli Ordini sono faziosi e dannosi. Anche quello degli avvocati. Il giudizio finale sul comportamento del professionista deve essere lasciato alla gente e non ai parrucconi.

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