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Lapo Elkann come Carola Rackete: "Non chiamiamoli migranti ma nuovi italiani"

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Giulio Bucchi
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Parla Lapo Elkann, sembra Carola Rackete o uno degli onorevoli Pd saliti a bordo della Sea Watch. "La Sicilia è la terra di accoglienza più importante che c'è nel Paese dei nuovi italiani. La bontà d'animo e la generosità dei siciliani è molto forte per tanti motivi", spiega a Palermo il rampollo Agnelli nel corso della conferenza stampa organizzata da Fondazione Laps e Croce Rossa Italiana per la sigla di un protocollo di intesa a sostegno dei bambini in difficoltà. Nel corso dell'incontro con la stampa ha spiegato di aver scelto per la firma del protocollo questa regione per un "un legame molto forte con i siciliani: sono juventino, tifo la Juve, il Napoli e poi Palermo", ma anche perché "è la regione che soffre di più gli approdi di questi nuovi italiani. Ed è anche quella meno aiutata mentre andrebbe sostenuta di più dall'Italia e dall'Europa. D'altronde, ieri a Lampedusa, ai funerali delle vittime, non c'erano politici che rappresentano il Paese: un episodio che mi intristisce". In particolare, Lapo se la prende con Matteo Salvini, che sull'immigrazione avrebbe avuto "un comportamento distruttivo". Leggi anche: Il partito di Greta e Carola, tutto vero. Ambientalisti talebani e Ong, il progetto insieme Sui migranti, la linea del nipote dell'Avvocato Gianni Agnelli è chiaro: "Oggi con Croce Rossa Italiana vogliamo sviluppare progetti rivolti agli italiani, ma anche ai nuovi italiani. La parola migranti, infatti, non mi è mai piaciuta: ricordo che quando gli italiani andarono in America eravamo migranti anche noi". "Come Laps siamo estremamente contenti di lavorare con Cri - ha proseguito Elkann - ma ricordo che non sono il primo Agnelli a farlo, la prima fu mia zia Susanna che si impegnò durante la Seconda Guerra mondiale aiutando i feriti. Per me è un onore essere qui a stringere questo accordo in Sicilia".

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