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Luca Ricolfi inchioda il Pd: "Il partito dell'odio contro Salvini", ecco cosa rovina l'Italia

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Giulio Bucchi
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Il partito dell'odio è più forte di quello del Pil. Luca Ricolfi, nel suo editoriale sul Messaggero, fotografa un desolante scenario politico e, da sinistra, inchioda il Pd alle sue gravissime responsabilità. Sul Movimento 5 Stelle il sociologo è categorico: "Sono l' espressione più pura del partito della decrescita - nota -, hanno la maggioranza relativa in parlamento, e quindi qualsiasi governo che li includa non può non avere un orientamento prevalentemente assistenziale". Restano Lega e Pd, con la costola Italia Viva, a spartirsi i voti del cosiddetto "partito del Pil", degli italiani che invocano crescita e meno tasse. Il guaio è che per vari motivi nessuno dei due partiti ha finora mantenuto le promesse fatte. A partire dal calo della pressione fiscale: "La mia sensazione è che la Lega pensi di ridurre le tasse con un condono e portando il deficit vicino al 3%, e che il Pd semplicemente non abbia alcuna seria intenzione di ridurle davvero, le tasse", spiega Ricolfi.  Leggi anche: "Renzi e Di Maio salvi, chi pagherà dazio sull'Ilva" A intralciare veramente seri tentativi di riforma e crescita, oltre a pulsioni assistenzialiste e pro-debito che serpeggiano più o meno in tutto l'arco parlamentare, è però un motivo prettamente ideologico: "Per la sinistra, la Lega e il suo leader non sono normali avversari, portatori di un progetto politico alternativo a quello della sinistra. No, la Lega e i suoi alleati (specie Fratelli d'Italia), sono prima di tutto la manifestazione dei più torbidi impulsi della società italiana: razzismo, odio verso gli stranieri, antisemitismo, nostalgie fasciste, tentazioni autoritarie". Insomma, la sinistra "accecata dall'odio per il non-uomo Salvini" è come se avesse perso "ogni capacità di discernimento, oltreché ogni rispetto per l'avversario". Ed è questo, prima ancora che le congiunture economico-politiche, a far morire sul nascere ogni speranza di rappresentanza politica per l'Italia che lavora, perlomeno nel mondo cosiddetto progressista.

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