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Roberto Burioni replica alle polemiche: "Mi accusano di aver detto che il virus in Italia non c'era, ma io non sono un veggente"

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Roberto Burioni scatenato. Il virologo è stato preso di mira per aver affermato, prima ancora dell'emergenza, di aver minimizzato il problema coronavirus. Critiche che a Burioni non vanno giù, a maggior ragione visto e considerato che lui, assieme alla collega Ilaria Capua, è stato tra i primi a lanciare l'allarme. "Mi accusano di avere detto - il 2 febbraio - che il virus in Italia non c'era, e di non avere saputo prevedere che nel futuro, il 20 gennaio, sarebbe stato dimostrato. L'ultima colpa che mi viene addebitata, dunque, è quella di non essere un veggente", cinguetta al vetriolo su Twitter.

 

Polemica, questa, che nasce sui social e che vede una chiara replica da parte dell'esperto: "L'8 gennaio 2020 io avvertivo che c'era un pericolo in arrivo dalla Cina - ricorda -. Il 22 gennaio, in una intervista a Linkiesta, io dicevo 'Le autorità europee hanno affermato che il rischio che il virus arrivi in Europa, e in particolare in Italia, è minimo. Io non sono per niente d’accordo con loro, ma spero vivamente di sbagliarmi'. Il 27 gennaio, nel programma Melog, di Radio24, dicevo 'non dobbiamo far arrivare in Italia il virus, che si diffonde in maniera molto efficiente e sembra causare una malattia di una certa gravità. L'unica cosa oggi che può difenderci veramente è la quarantena, non c'è altro modo'". Burioni, dunque ci aveva visto giusto, meglio di tanti altri.

 

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