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Alberto Zangrillo dopo le dimissioni di Berlusconi: "Tanti 'amici' mi accusano di aver mollato gli ormeggi"

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Ora, Silvio Berlusconi è ufficialmente fuori pericolo: dimesso dal San Raffaele, è tornato ad Arcore, dove dovrà fare altri sette giorni di quarantena. Ma, di fatto, anche il coronavirus è stato sconfitto. E a raccontare la battaglia, ora, ci pensa Alberto Zangrillo, il suo medico, che si sbottona col Corriere della Sera. A cui rivela di aver anche temuto il peggio: "Mi ricordo bene, anche perché in realtà sono passati pochi giorni, 12 credo, di avere visitato il presidente Silvio Berlusconi e di essermi accorto che c'era un'evoluzione del virus strana, veloce e repentina, che dovevo approfondire". Dunque, Zangrillo ricorda come "il primo vero, grande problema che ho dovuto affrontare è stato quello di obbligare un paziente che si sentiva ancora bene a un ricovero ospedaliero". 

 

Sul leader di Forza Italia, il dottore spiega: "Berlusconi era emozionato. Era provato. L'hanno visto tutti. E in questi giorni, forse, è stato anche un po' spaventato, perché l'evoluzione della malattia non lascia scampo se si perde del tempo". E ancora: "L'evoluzione di una malattia infettiva può, soprattutto quando non c'è una terapia specifica, sfuggire di mano e presentare un quadro clinico molto negativo. Questo tipo di percezione lui l'ha avuta", sottolinea. Zangrillo ricorda come Berlusconi ha dovuto fare i conti con una carica virale altissima, insomma il timore era che il quadro clinico evolvesse in modo negativo. "Non è stato così perché c'è stata una corretta risposta immunitaria".

Ma il signor Rossi, una persona qualunque, si sarebbe salvata? "È la solita fastidiosa domanda. Ma è una domanda assolutamente legittima". Dunque, Zangrillo ricorda che "il 99% della mia vita è fatta di tanti Mario Rossi. Ma sul territorio è molto più difficile il controllo del paziente. Con il tempo forse è venuto un po' a mancare quel rapporto molto personale con i medici di famiglia che dobbiamo sforzarci di ripristinare".

 

Infine, Zangrillo si toglie anche dei sassolini dalle scarpe. Ovviamente gli ricordano come il 31 maggio disse che il coronavirus fosse "clinicamente morto". "Tanti amici mi incolpano di essere uno dei responsabili di questo mollare gli ormeggi", premette riferendosi al fatto che il Cav ha contratto il virus, magari perché era un poco calata l'attenzione. "Io ho le spalle larghe e accetto le accuse. Però devo avere la possibilità di spiegare. Nessuno si può permettere lontanamente di pensare che usi leggerezza e imprudenza chi come me, e come tanti miei colleghi, ha vissuto il dramma della prima, e speriamo unica, ondata. Io sono il primo a dire che il virus c'è. Il virus esiste e ci ha dimostrato di essere molto contagioso. Il virus ci sta prendendo in giro. Perché il virus vince sul tampone", conclude Zangrillo.

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