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Giorgio Mastrota, a 56 anni ciò che non aveva mai confessato: "Così i materassi mi hanno risolto la vita"

Alessandra Menzani
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Magari non conduce Sanremo o una prima serata importante, ma Giorgio Mastrota è il ritratto dell'uomo felice e realizzato. Dice «no» a tutti i reality e alla facile visibilità perché a 56 anni la sua vita è fatta di due cose solide: le televendite, il suo lavoro sicuro di cui è il re assoluto, e la famiglia. Da poco, a 56 anni, è diventato contemporaneamente padre (per la quarta volta) e nonno. «Il mio ultimo figlio, Leonardo, compie 3 anni il 23 dicembre. Sei mesi dopo di lui è nato il mio primo nipotino Marlo, figlio di Natalia, che oggi è mamma anche di Sasha»

Dunque suo figlio è zio di un nipote quasi coetaneo.

«Quando giro per strada le persone mi dicono: "Ah, è tuo nipote?". "No, è mio figlio". O magari il contrario: sono con mio nipote che lo scambiano per mio figlio. Cerchiamo di stare tutti più tempo possibile insieme: Natalia è cresciuta con me perché sua mamma si era trasferita ad Asti (la showgirl Natalia Estrada, ndr). Ora vive a Chamonix. Anche Federico, 20 anni, che ho avuto da una altra donna, che ora ha vent' anni, è stato tanto con me. È molto bello vivere con tanti piccoli".

È più bravo come nonno o come padre?

«Dei primi due figli sono decisamente padre, un padre-amico: sono grandi, li ho avuti da giovane. Con i piccoli, forse per la mia età, sono più nonno: la mia compagna è il bastone e io la carota. In genere i nonni sono più accondiscendenti e paciocconi».

Si sarebbe mai immaginato una famiglia così numerosa e particolare?

«I miei genitori hanno avuto due figli: me e Sergio, quello serio, ingegnere, che oggi ha 68 anni. Ha avuto quattro figli, l'ho raggiunto, ma lui tutti dalla stessa moglie! Ha 12 nipoti: non so se lo acciufferò, vediamo, sarà dura».

Durante il lockdown come vi siete divisi?

«Io sono stato con la mia compagna e i piccoli a Bormio, dove viviamo, mia figlia era stata dieci giorni con noi prima, poi hanno chiuso tutto. Mio figlio grande non l'ho visto per un po', nemmeno i nipoti. Genitori anziani non ne ho: sono entrambi deceduti a 96 anni. Dovrei essere pure io un...highlander».

È tra gli allarmisti o i negazionisti del virus?

«Come tutti, all'inizio, ho preso sottogamba la cosa. Ho avuto la fortuna di aver passato il lockdown in montagna dove ci sono meno pericoli di assembramento anche se a giugno, devo dire, è stata presa d'assalto. Facciamo tante passeggiate, gite ai rifugi, nei ghiacciai, amo la montagna d'estate e d'inverno. Ora è ricominciata la scuola con regole e attenzioni che mettono un po' d'ansia; io faccio un lavoro che si è fermato totalmente e non è stato un problema avere i piccoli a casa, ma per tante persone la situazione è pesante. Bisogna continuare a vivere».

Dunque le televendite si sono fermate?

«Sì, sono andate in onda le repliche. Abbiamo ricominciato a metà giugno. A Mediaset facciamo il test sierologico una volta alla settimana, facciamo una o due registrazioni ogni sette giorni».

Quindi gli affari sono calati?

«Dopo giugno c'è stata una ripresa. C'è voglia di uscire e spendere, di rimboccarsi le maniche. La vera ripercussione potrebbe avvenire adesso, siamo in un momento d'attesa».

Ha sempre detto che grazie alle televendite ha guadagnato benone.

«Soprattutto negli anni '90 e Duemila, quando conducevo anche le trasmissioni al cui interno c'erano le telepromozioni. Mi sono specializzato, sono felice. Oggi, con l'avvento di tante piattaforme, ci sono tanti modi di fare pubblicità. I social stessi sono veicolo di pubblicità».

Le piacerebbe fare altro?

«Sono contento di quello che è fatto, cose buone. Mi diverto ancora e sono sereno. Oggi ho anche una nuova vita a Bormio, una nuova fase con i bambini piccoli. Ho creato un sito di vendita di prodotti locali, "Made in Valtellina", che è anche un negozio. Sto vedendo produttori, sto spingendo questa attività. Spero comunque di fare televisione ancora molti anni perché con tanti figli e nipoti il miele e le marmellate non bastano: lunga vita ai materassi e alle pentole, quindi».

È vero che pur di non lasciare le telepromozioni ha detto «no» a tutti i reality?

«Sì, perché un lavoro, come vede, ce l'ho. Sarà "solo" il televenditore, mi prenderanno pure per i fondelli, ma è solido. Solo una volta stavo per partire: era la prima edizione di Pechino Express, dovevo andare insieme a mia figlia Natalia ma aveva 17 anni e c'è stato qualche problema con i permessi. Sarebbe stato un bel viaggio, poi me l'hanno offerto di nuovo, ma non è stato possibile. Mi hanno offerto anche Ballando con le stelle, ma andare due mesi a Roma, coi bimbi piccoli, non è fattibile. Ho messo sempre avanti la famiglia».

Rimpianti?

«No, non ho voglia di rivalse. Gerry Scotti mi dice spesso: "Se non ci fossi stato io, tu avresti fatto tante cose". Chissà».

Ha seguito il Grande Fratello Vip e il caso Leali? Rispetto gli anni '90, oggi la tv le sembra cambiata?

«Allora c'era più libertà. Oggi c'è più attenzione, viene ingigantito e stigmatizzato ogni singolo passaggio dai social. Conosco Fausto, mi ha fatto tenerezza la sua intervista. Le frasi su Mussolini le abbiamo sentite tante volte, per la generazione di mia madre la parola "no" era normale, non offensiva. Bisogna stare così attenti, oggi, che si perde spontaneità. L'eccesso del politicamente corretto non mi piace: giusto non offendere, giusto sottolineare le cose, ma viva la naturalezza».

Ci sono programmi che oggi non sarebbero possibili?

«Drive in non si potrebbe fare. Per non parlare di Colpo Grosso: Smaila sarebbe incarcerato e butterebbero la chiave. Chissà, oggigiorno, come prenderebbero Funari. Meno male che nelle televendite dico sempre le stesse cose, così non posso sbagliare: forse, con la mia comicità un po' anni '80, da un reality sarei cacciato subito».

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