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Gianluca Corrado, il grillino nudo in bagno con la telecamera accesa: "Tra un'udienza e l'altra..."

Enrico Paoli
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Consigliere, la cercavo per i lavori della commissione consiliare... «Oh, finalmente vi occupate di me, la prossima volta in boxer», dice il consigliere comunale del Movimento 5 Stelle, Gianluca Corrado, apparso in video a torso nudo durante i lavori dell'organo comunale, senza nemmeno farci finire la domanda, «così voglio vedere se Libero mi dà spazio». Tranquillo consigliere, non mancheremo di farlo. Considerando il senso dell'ironia del pentastellato, «sono pure dimagrito di venti chili», potremmo non restare stupiti. O sorpresi. Ecco, in effetti ci sono tanti modi per passare alla storia, dalle frasi celebri citate a casaccio, alle imprese epiche dei grillini alla Camera con l'apriscatole, finendo con l'aprire solo il conto in banca nella filiale di Camera e Senato. Ma scordarsi di staccare la telecamera durante i lavori della commissione consiliare, Mobilità, Trasporti, Politiche Ambientali, Energia, Protezione Civile, Animali e Verde, convocata ieri in video conferenza, finendo nell'inquadratura mentre si è in bagno, non è il massimo. E non è nemmeno epico. Soprattutto non è molto istituzionale. Anche se in video, si tratta pur sempre di un atto pubblico. «È successo, mi spiace», ammette il consigliere, «i lavori della commissione si sono incastrati fra un'udienza in Tribunale e l'altra (Corrado, di professione, fa l'avvocato, ndr) e non volevo assolutamente perderla. Ecco». Ecco, magari per il gettone di presenza.

 

 

 

 

Chissà, forse. Normale, si fa per dire, portarsi il telefono in bagno per seguire i lavori, un po' meno l'apparire nudo mentre parla l'assessore alla Mobilità, Marco Granelli, costringendo il consigliere del Pd, Carlo Monguzzi, a chiamare il collega per avvertirlo di quanto sta avvenendo. Fra la telefonata e l'immagine che scompare passano solo pochi secondi. Ma il danno è già andato in onda. E, a dire il vero, non è nemmeno il primo. Durante un seduta del Consiglio comunale di qualche tempo fa, ovviamente in video collegamento, si udì distintamente il rumore di uno sciacquone (il dispositivo atto a scaricare violentemente un certo quantitativo di acqua nel vaso sanitario) mentre stava facendo il "proprio lavoro". Esattamente come il consigliere, mai identificato, che tirò la cordicella. In quel caso, a essere acceso, era il microfono, mentre la telecamera era staccata.

Del resto la letteratura delle videoconferenze, a tutti i livelli, è densa di episodi spassosi con mogli (anche amanti, sibilano velenosamente i maliziosi) che passano semi nude, figli che strillano, domestiche che rassettano... Insomma, di tutto di più. Il nodo vero però, arrivati a questo punto della storia, è capire se la colpa sia di chi si "distrae" o di chi, tutt' altro che distrattamente, insiste nel voler usare le video conferenze. Il Consiglio regionale si svolge in presenza, così come i lavori di Camera e Senato, per non dire del governo. Stessa cosa altri enti e istituzioni. Perché il Comune di Milano si ostina nel voler tenere tutti a casa, salvo co? «È assurdo dover lavorare in questo modo», sostiene Fabrizio De Pasquale, capogruppo di Forza Italia in Consiglio comunale, esprimendo solidarietà al collega pentastellato. «Dovendo verificare e valutare atti complessi, le sedute in presenza sono fondamentali. Fra le mille proposte avanzate», dice l'azzurro, «nemmeno quella della rotazione delle presenze in aula è stata presa in considerazione». Evidemente la maggioranza preferisce tenere il Consiglio comunale in un'eterna quarantena, soprattutto ora che la campagna elettorale è iniziata. Eppure se Palazzo Marino non è in grado di garantire le norme di sicurezza (ma un piano vero è stato mai presentato?) l'amministrazione comunale, come proposto mesi fa dall'azzurro Alessandro De Chirico, potrebbe utilizzare uno dei tanti teatri, fermi in questo periodo, per le sedute del Consiglio. Probabilmente ci eviteremmo boxer e torso nudo, sciacquoni e strane presenze, ridando alle riunioni quel senso istituzionale che ancora è dovuto loro.

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