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Marco Rizzo "troppo poco comunista". Falce e martello, lo processano

Marco Rizzo

Il leader del Partito accusato da alcuni compagni flirtare con la destra. E lui: "Fesserie, si fanno solo pubblicità". Ma restano i vecchi marxisti...

Francesco Specchia
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C’è sempre un comunista più comunista degli altri. 

Prendete i comunisti della comunistissima sezione del Partito Comunista della Federazione di Milano. Avrebbero espulso, a maggioranza, in un post sulla loro pagina Facebook, il Segretario Generale del Partito Marco Rizzo, «assieme a tutto il gruppo dirigente del Partito». La motivazione è implacabile: Rizzo sarebbe troppo poco comunista. Troppo poco. Rizzo. Uno che ha Marx impresso nei neuroni e la falce e martello nel simbolo del suo partito e sempre presente nei selfie, nei ritratti, perfino sui muri di casa che odorano di cellula bolscevica. Rizzo. Uno che, da deputato per Rifondazione comunista, arrivò a criticare Cossutta e Bertinotti perché troppo moderati. 

Ecco, quel Rizzo lì è oggi bersaglio dei compagni federali milanesi che si prendono «la responsabilità politica di questa decisione, consci di essere in minoranza in un CC svuotato di tutte le sue funzioni e prerogative, ma in enorme maggioranza nel corpo sociale del nostro paese. Un corpo sociale che può e deve essere recuperato alla lotta per il socialismo, senza scorciatoie opportunistiche che conosciamo bene da decenni». Scritto proprio così. Con una chiosa che ricorda il garrire dei rossi stendardi nei campi e nelle officine: «Compagne, compagni: il lavoro che ci attende è lungo e difficile. Ma siamo sicuri di possedere tutta la forza per affrontarlo. Una forza che ci arriva dall’unico soggetto che può cambiare la storia: il proletariato». Uno scenario che evoca quasi la mitica scissione del ’21, o un apologo di Majakovskij (anch’egli comunista). Quasi. Anche perché il comunicato di benservito sembra davvero uscito da un tazebao di un secolo fa. 

Si legge roba del tipo: «La recente seduta del Comitato Centrale ha ratificato l’avvio di una nuova fase nel Partito Comunista. Questa nuova fase si caratterizza essenzialmente nella profonda revisione di alcune indicazioni strategiche contenute nel documento del nostro terzo Congresso. Tra esse la decisione di procedere ad alleanze politiche con partiti e organizzazioni che verranno individuati». Cioè: si critica la decisione di Rizzo di aver stipulato accordi elettorali con Ancora Italia, Riconquistare l’Italia, Azione civile di Antonio Ingroia, e poi l'appoggio alla ex leghista Francesca Donato a Palermo.

Oppure: «Non sfugge a nessuno che in questa fase storica sia necessario lavorare intelligentemente per recuperare delle classi popolari sempre più disaffezionate alla militanza. Da qui a collaborare con il Popolo della Famiglia (come accaduto in Sardegna) o con chi ritiene di dover combattere insieme a chi si richiama al tradizionalismo cattolico contro il materialismo ateo, ce ne passa». Non ce ne passa che, onestamente, ad un’attenta esegesi del testo, di tutto ciò non si capisca una beata fava. Oltre la coltre fumosa degli slogan antiNato, antiOccidente, antitutto, s’avverte solo una puntina di astio nei confronti del compagno Rizzo svendutosi evidentemente all’Occidente, ai padroni, ai poteri forti (non si capisce bene in quale ordine, e a che titolo). 

Rizzo emanerebbe zaffate di borghesia, rantolerebbe nel tradimento degli ideali e delle alleanze. Di più, aggiungono gli accusatori,  «alleanze politiche con strutture tanto distanti dal pensiero marxista-leninista e dalla lotta di classe renderebbero e rendono ancora più urgente una ratifica attraverso il coinvolgimento di tutto il corpo del partito». Sembra di esser tornato al febbraio 2020 quando Rizzo, intervistato da <CF2712>Libero</CF>, venne attaccato da altri compagni comunisti in un memorabile ciclostilato: «In tutta l’intervista l’imbroglione trotzkista non dice una sola parola contro il capitalismo, a favore dell'abbattimento del potere borghese e del socialismo, contro i fascisti del XXI secolo e il loro duce Salvini e perfino nemmeno contro il governo del liberale trasformista Conte». Avesse avuto sottomano l’estensore del comunicato, Rizzo l’avrebbe mandato nel gulag. Qui, si limita a precisare che, naturalmente, rimane saldamente Presidente del Pc.

In serata la Commissione Centrale di Controllo e Garanzia del Partito Comunista, accusa il furto della password di Facebook, e  denuncia il raid della sedicente federazione milanese, inducendo il sospetto di una fake news. Ma non è una fake. Alcuni, a  A Milano hanno preso quello di Rizzo come un tradimento del mandato. Rizzo però è felice: «Abbiamo avuto una pubblicità della Madonna, prima non ci filava nessuno. Ora vado su Facebook e destituisco Draghi. Magari funziona...».

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