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Patrick Zaki? Non solo gli insulti a Israele: le balle sul conteggio dei morti

Lorenzo Mottola
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Gli incursori palestinesi sono persone «umane», l’attacco di Hamas va «contestualizzato in decenni di violenze israeliane», Netanyahu è «un serial killer» e il conteggio dei morti di questi giorni è tutto sballato: a Gaza si muore di più. Sono questi alcuni dei pensierini rilanciati negli ultimi giorni sui social da Patrick Zaki, lo studente egiziano cui il sindaco Pd di Bologna Matteo Lepore ha concesso la cittadinanza onoraria. L’uomo lungamente tenuto in cella da Al-Sisi, prima che il governo italiano ottenesse la sua liberazione e che, però, ha rifiutato stringere la mano al premier Giorgia Meloni. La spiegazione del ragazzo di Mensura: un attivista per i diritti civili non può immischiarsi con i politici. Poche ore dopo, tuttavia, ha preso un treno e si è precipitato alla festa organizzata per lui dal primo cittadino Dem, con Elly Schlein ad acclamarlo sotto il palco. La parola d’ordine è: coerenza.

Parliamo sempre dell’ometto che ha rifiutato l’offerta di un volo di Stato per tornare in Italia dopo la scarcerazione: schiaffo alla Farnesina. E va ricordato che secondo alcuni (tra questi Laura Boldrini) l’Italia per lui avrebbe dovuto interrompere le relazioni commerciali con l’Egitto, facendo saltare affari milionari, con ricadute in termini di posti di lavoro etc. Insomma, è un beniamino della sinistra, per il qualificavano gli appelli su Twitter: «Candidatelo». Certo Patrick non sa neanche l’italiano, ma di sicuro farebbe il pieno di voti in un’area politica che sembra avere un fiuto impressionante quando si tratta di trovare grotteschi “Papi stranieri”. Un po’ come un altro bolognese, la Sardina Mattia Santori, che dopo l’elezione in Comune pare ossessionato dalle campagne per la liberalizzazione delle droghe leggere. Santori tuttavia nella sua passione per la marijuana - che lui paragona al pesto ligure - almeno strappa una risata. Zaki no, non fa neanche ridere.

 

 

È lui il capofila tra i commentatori e i personaggi vari che dall’Italia giustificano Hamas. Patrick posta video di donne israeliane rapite in lacrime, ma spiega che si tratta della prova del buon cuore dei terroristi perché nel filmato si sentono i miliziani dire: «Non toccare quella donna, nessuno la toccherà. Ha figli, dalle una coperta e lascia che il mondo veda che siamo umani». Si fa una certa fatica a credere a tutto ciò, mentre il web trabocca di foto di violenze indicibili sui civili. Per l’egiziano invece i barbari sono solo da una parte: sono i militari con la stella di David sul petto. Zaki li accusa di bombardare ambulanze di proposito e colpire scientificamente obiettivi civili a caso. E ovviamente lascia intendere che Israele se l’è cercata la reazione dei nemici, perché «quasi 70 annidi governo militare ostile su un’intera popolazione civile sono di per sé un’aggressione», si legge in un altro post.

 


Zaki minimizza pure l’uccisione di due turisti ebrei ad Alessandria ad opera di un poliziotto. Pare che anche loro se la fossero cercata: avevano provato a fare una foto con una bandiera israeliana. Il ragazzo sembra avere una tendenza forte a bersele tutte. Perfino sulla conta delle vittime nelle prime ore di sabato, che a suo dire sarebbe stata di 40 israeliani e quasi 200 palestinesi. Parola del ministero della Salute di Gaza. Zaki le spara grosse, ora resta da capire quanti dei suoi seguaci in politica e nel mondo dello spettacolo condividano i suoi pensieri. Domenica sarà ricevuto con tutti gli onori a Che tempo che fa, dove a questo punto ci aspettiamo che Fabio Fazio gli chieda come mai tra le decine di messaggi rilanciati sullo scontro a Gaza non abbia trovato lo spazio per infilarne uno che ricordi le vittime israeliane (non era costretto a esprimere solidarietà, ma almeno citarli... ha trovato perfino il tempo per parlare del 2-2 del Bologna con l’Inter). E dopo Fazio, Zaki si presenterà al Salone del libro di Torino, dove lancerà la sua raccolta di memorie. Un giusto tributo? Il sospetto è che i superlativi giudizi su questo ragazzo siano stati un po’ affrettati. Da sabato la sua effige compare a Milano sul “Murale dei diritti civili”, al fianco, tra gli altri, di Anna Politkovskaja, Walter Tobagi e perfino Giorgio Perlasca, l’italiano che durante la Seconda guerra mondiale salvò dallo sterminio migliaia di ebrei, fingendosi console spagnolo a Budapest. E tra le tombe si inizia a sentir rumore di cadaveri che si rivoltano. 

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