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Francesca Albanese, le parole di Travaglio e una prima sconcertante sul "Fatto Quotidiano"

venerdì 13 febbraio 2026
Francesca Albanese, le parole di Travaglio e una prima sconcertante sul "Fatto Quotidiano"

3' di lettura

Contro Francesca Albanese "la lobby francese delle armi all'Idf". Per carità, il Fatto quotidiano ha tutto il diritto di difendere la relatrice speciale all'Onu sui territori palestinesi, idolo dei pro-Pal caduta un po' in disgrazia. D'altronde, è una questione di bandiera e di lettorato. Tuttavia, sarebbe consigliabile aggrapparsi ad argomenti un po' più solidi rispetto a quelli da bieco "complottismo" usati da Marco Travaglio in prima pagina sul suo giornale. E facilmente smontabili: ammettiamo pure che la fantomatica "pista francese" abbia un fondamento.

Che dire allora delle proteste formali al Quirinale delle autorità di Germania e Austria? Tutte le cancellerie europee sono schiave delle lobby? Oppure, molto più ragionevolmente, gli attacchi frontali della Albanese a Israele, le sue critiche più che parziali su Gaza e la guerra nel Medio Oriente, il suo essere apertamente, totalmente "embedded" con le autorità palestinesi (secondo i più maliziosi e critici, direttamente con Hamas) l'ha resa incompatibile con un ruolo alle Nazioni unite che dovrebbe essere super partes?

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Il titolo di prima del Fatto parla di un vero e proprio "linciaggio" per la Albanese, una "caccia alla strega". "L'esperta - recita il catenaccio - denunciò l'export di armi a Tel Aviv da un colosso d'Oltralpe, Elnet ha pagato i viaggi pure a deputati di Macron". A pagina 2 e 3 imbastisce quindi una passante al servizio di Francesca, colpendo scientificamente tutti coloro che l'hanno critica per i suoi eccessi verbali, le sue prese di posizione radicali, la sua scarsa moderazione. A cominciare dalla stampa italiana: "Denigrata dal Foglio al Giornale", una "campagna di balle". Sottolineano anche come il Corriere della Sera l'abbia definita "filo-Hamas, poi cambiato in pro-Pal". Sono dettagli, in fondo. 

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Lei, ospite di Corrado Formigli a Piazzapulita, su La7, respinge le accuse. Smentisce di avere definito Israele "nemico dell'umanità". "Critico lo Stato di Israele così come tutti gli organismi indipendenti criticano gli Stati di competenza, è nel processo di scrutinio dell'Onu. Ho detto che Israele commette genocidio, apartheid e crimini di guerra, non ho detto che è un nemico dell'umanità". Anche qui, verrebbe da dire, dettagli. Ma la relatrice insiste: "Tutto ciò che è stato detto di me è falso, quindi è diffamatorio".

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Dal canto suo, Travaglio sposa su tutto il fronte la linea difensiva della Albanese, tanto da far venire il dubbio che sia stato lui, involontariamente, a suggerirgliela. 

"Nel breve volgere di 24 ore, i ministri degli Esteri francese e tedesco, Barrot e Wadephul, chiedono le dimissioni di Francesca Albanese, relatrice Onu sui territori palestinesi, per una frase che non ha mai detto. Cioè i capi della diplomazia di due governi che la menano ogni giorno sulle fake news di Putin ne sposano una della lobby israeliana: il taglia e cuci di un discorso dell'Albanese per farle dire che 'Israele è nemico dell'umanità' (invece ha detto che 'il nemico comune dell'umanità è il sistema che ha permesso il genocidio in Palestina', con i 'media occidentali che hanno amplificato la narrazione pro apartheid e pro genocidio' spalleggiati da chi 'controlla grandi capitali finanziari, algoritmi e armi'). Meloni o Tajani sono arrivati buoni ultimi: non hanno mosso un dito contro lo sterminio a Gaza, non hanno smesso di fornire armi a Netanyahu, non hanno detto una parola contro le sanzioni Usa all'Albanese, ma hanno atteso il buon esempio altrui per chiederne le dimissioni per 'antisemitismo'. Un francese, un tedesco e un italiano, come nelle barzellette". Su una cosa si può concordare con il direttore del Fatto: non c'è nulla da ridere.