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Minetti, Marco Travaglio sbrocca: la surreale risposta del Fatto alle toghe

di Brunella Bolloligiovedì 4 giugno 2026
Minetti, Marco Travaglio sbrocca: la surreale risposta del Fatto alle toghe

4' di lettura

Sapessi com’è strano Il Fatto quotidiano smentito dalla procura di Milano. Eppure carta canta, in due pagine datate 3 giugno 2026, cioè ieri, Francesca Nanni, procuratrice generale presso la Corte d’Appello del capoluogo lombardo, ha confermato il parere positivo alla grazia a Nicole Minetti e ha smontato il caso sollevato dal quotidiano diretto da Marco Travaglio contro l’atto di clemenza deciso dal Colle il 18 febbraio nei confronti dell’ex consigliera regionale. La pratica, in sintesi, era regolare. False, invece, le ricostruzioni giornalistiche che lasciavano intendere l’esistenza di anomalie nell’iter che aveva portato alla concessione del provvedimento di clemenza. «Dagli accertamenti svolti risulta che i fatti riportati nelle notizie di stampa non corrispondono al vero», scrive infatti la massima magistrata requirente del distretto milanese, aggiungendo che «non sono emersi fatti contrastanti con il quadro probatorio già acquisito e in base al quale sono state assunte le determinazioni da parte delle Autorità competenti nell’iter procedimentale per la concessione della grazia».

Tradotto: la campagna mediatica dei colleghi del Fatto, venduta come scoop mondiale visto che oltrepassava i confini nazionali e attingeva a misteriose fonti uruguayane, tra cui una presunta massaggiatrice, è stata smentita non solo dagli avvocati della Minetti e del suo compagno Giuseppe Cipriani, ma dalle indagini svolte dai magistrati chiamati a muoversi «con urgenza» dal ministero della Giustizia su mandato del Quirinale. Anche stavolta, quindi, il Watergate è rimandato. I segugi della stampa più manettara e anti-Cav d’Italia hanno sbagliato pista e con loro i soloni delle inchieste a senso unico pronti a scodellare a un pubblico addomesticato e politicamente orientato la bufala del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ospite al ranch di Cipriani a Punta del Este, stessa location di villeggiatura nella quale, secondo inquirenti e testimoni citati negli articoli del Fatto, si sarebbero tenuti festini in stile Epstein. Con la Minetti, già condannata a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione e peculato nei processi “Ruby bis” e “Rimborsopoli”, protagonista.

Niente di tutto questo. Nessuna serata sudamericana a base di sesso e droga con l’ex igienista dentale, nessun suo coinvolgimento in indagini in Uruguay e Spagna che avrebbero reso inopportuna la concessione della grazia da parte del presidente Mattarella. Nicole Minetti non sarà santa Maria Goretti, ma evidentemente dopo la condanna ha cambiato vita. E l’ha fatto soprattutto per amore di un figlio adottato in Uruguay, un minore che necessita di un percorso di cure al Boston Children’s Hospital, rimasto senza la mamma biologica, «da sempre irreperibile». Davvero, scrivono i magistrati, c’è «un quadro sanitario grave» che affligge il figlio della Minetti e di Cipriani, il bimbo deve seguire terapie che richiedono la presenza di mamma Nicole. E le procedure di adozione del minore si sono svolte con regolarità, non è vero, come ha scritto il Fatto, che sono stati commessi illeciti da parte della coppia. Significativa, poi, è la smentita relativa al presunto mistero legato alla morte di un avvocato in Uruguay. La procura ha chiarito che il professionista deceduto non era il legale dei genitori biologici del minore, bensì quello dello stesso bambino, favorevole all’adozione. Inoltre, secondo il Procuratore della Repubblica uruguaiano, non esiste alcuna ipotesi di reato collegata a quel decesso.

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La procuratrice Nanni, dopo avere riassunto le indagini affidate a carabinieri e a Interpol a seguito della vicenda, ha spiegato cosa il sostituto pg Gaetano Brusa ha potuto riscontrare e cosa non è stato possibile fare per verificare se la Minetti abbia realmente abbandonato quello «stile di vita» che oltre 15 anni fa l’aveva portata a diventare la “fiduciaria” di un “sistema prostitutivo”, per usare parole del precedente parere positivo del 9 gennaio. In quanto all’assenza di accertamenti all’estero tramite «rogatoria internazionale», il trattato di cooperazione giudiziaria Italia-Uruguay permette di acquisire prove solo nel corso di un procedimento penale e non è questo il caso. Il giornale di Travaglio, ovviamente non ci sta a passare per stampa che fa cattiva informazione. Peter Gomez, direttore del Fattoquotidiano.it, ieri si è lamentato perché la procura non ha sentito la super testimone che dapprima in forma anonima, poi mettendo il nome, ha contribuito ad alimentare l’interesse su una vicenda che invece sarebbe dovuta rimanere lontana dai riflettori. Impossibile, però, trattandosi di un caso che ha unito, pur nelle diversità, un’ex showgirl, il ministro della Giustizia e la più alta carica dello Stato. Il combinato disposto ha rischiato di gettare un’ombra sulle modalità di conferimento della grazia. Ma ora che i giudici hanno chiarito che era tutto a posto, per il Guardasigilli Nordio «la vicenda è chiusa qui perché il parere della procura generale a seguito di indagini molto minuziose è nettissimo. Si tratta di notizie fasulle, puramente inventate». Resta il problema di chi è stato infangato e di uno strascico di querele e richiesta di risarcimento danni già annunciati.

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