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Andrea Fossati, cacciato dal Pd perché si schiera con Mario Roggero

di Pietro Senaldimercoledì 22 luglio 2026
Andrea Fossati, cacciato dal Pd perché si schiera con Mario Roggero

3' di lettura

Se si vuol restare sicuri nel Pd, meglio non toccare il tema sicurezza. L’argomento in casa dem è pretesto perfetto per consumare vendette e procedere con esecuzioni sommarie. Chiedere per informazioni al commercialista Andrea Fossati, consigliere comunale in quel di Piacenza nonché capogruppo del partito. Almeno fino al 28 luglio prossimo.

Per quella data infatti è prevista la sua deposizione. Si conosce anche il nome del probabile successore, Ninni Infantino, che è sempre meglio di Gianni, il famigerato presidente del calcio mondiale divenuto ormai una sorta di groupie del presidente americano Donald Trump.

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LE DICHIARAZIONI
Cosa ha mai fatto il tapino? Niente. Dichiarazioni di buon senso all’indomani della condanna di Mario Roggero a quattordici anni di carcere per duplice omicidio. Fossati si è immedesimato nel gioielliere di Grinzane Cavour e ha avuto l’ardire di dichiararsi «dalla sua parte». Intendiamoci, il consigliere dem ha ben specificato che non intende sostenere il Far West, tantomeno il diritto a farsi giustizia da solo. Si è limitato a suggerire alla sinistra di «non aver paura di difendere i commercianti aggrediti» e a spiegare che la reazione dell’uomo andrebbe contestualizzata, tenendo conto delle rapine da lui subite in precedenza, della sua esasperazione, del terrore nel trovarsi con una rivoltella puntata contro e dello choc di vedere i suoi famigliari minacciati di morte. Uno choc simile non passa appena i rapinatori escono dalla porta, la fuga di chi ti ha aggredito non è un interruttore che spegne ogni emozione.
«Il pensiero unico in politica non fa mai bene», ha poi sibilato, quasi a giustificarsi. Una frase che potrebbe pronunciare un marziano, ma non certo chi ambisce a far carriera nel Pd. Pare infatti che (af)Fossati abbia subito un antipatico processino interno dai consiglieri dem piacentini che non si è concluso bene per lui. La sentenza? L’opzione uno, la più probabile, è la purga, ovverosia la destituzione.

L’opzione due, residuale e difficoltosa, prevederebbe una sorta di video di scuse dell’interessato da veicolare al massimo via social, nel quale il capogruppo spiega di essere stato frainteso, finanche da se stesso. Fatale, oltre al pubblico apprezzamento in diretta su Radio24 da Giuseppe Cruciani, conduttore della trasmissione radiofonica La Zanzara, una sorta di bacio della morte, sarebbe la sua collocazione nel variegato mondo dem. Si avvicinano le elezioni, in città e nel Paese, ed Elly Schlein vuole mettere i suoi in pole position. Infantino infatti è uno dei due consiglieri di Coraggiosa, la lista che la leader fece quando ancora non aveva occupato il Pd diventandone segretaria.

Fossati invece è un ex dipietrista, sbarcato in politica con Italia dei Valori e poi avvicinatosi a Paola De Micheli, di fianco alla quale siede in Consiglio e che era la sola consigliera assente nel processino all’incauto. Una ex Margherita da annoverarsi senz’altro tra le anime più moderate dei dem. Tanto vaga e sconclusionata quando si tratta di indicare una linea politica, quanto precisa e determinata nella lotta di potere interna al partito. Testardamente unitaria nel campo largo, quando vuole allargare il più possibile l’alleanza nella speranza, o illusione, che tutti lavorino per portarla a Palazzo Chigi, quanto spietatamente unitaria nel partito, dove essenzialmente spiana la strada solo a chi la pensa come lei. Un po’ in ritardo, ma l’ha capito anche Fossati, che vorrebbe chiudere l’episodio e che non se ne parlasse più.

Funziona così alla corte del Nazareno: se qualcuno dice una cosa sensata, la paga cara o è costretto a rimangiarsela. Il capogruppo in odore di degradamento prova a salvare il salvabile, ovverosia la candidatura in Consiglio per il prossimo giro, e si morde la lingua. Eterogenesi dei fini: ha in qualche modo difeso Roggero pensando alle elezioni e nella speranza di raccattare qualche voto. Ma per essere messo in lista ora deve tacere, o almeno accontentarsi di belare nel gregge di Elly.

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BOLOGNA
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