Alla fine quella che doveva essere la presentazione della prossima edizione della Biennale Cinema si è trasformata in una requisitoria del presidente Pietrangelo Buttafuoco contro il taglio da parte dell’Unione Europea del fondo di cui avrebbe dovuto godere l’istituzione nei prossimi tre anni, ammontante a circa 2 milioni di euro. Buttafuoco, con la sua abilità retorica, si è appellato al classico “giudice di Berlino” nella speranza che presto faccia sentire la sua voce e riveda la decisione di Bruxelles. Egli ha anche rivendicato, nel suo intervento, la libertà della Biennale di fronte al potere politico. «Consideriamo questo spazio creativo di vitale necessità - ha detto - perché esso ha come obiettivo l’aiuto concreto ai giovani, dunque l’aiuto concreto al futuro ed è l’incoraggiamento dei loro sogni e sempre per costruire quella città, lo dico nel fitto silenzio, che è la città dei poeti, non certamente quella della Commissione europea». Il che è solo una parte della verità.
Perché la poesia avulsa dalla realtà che la circonda finisce inevitabilmente per essere sterile. L’impressione è che, almeno questa volta, lo scrittore abbia sbagliato bersaglio. Nessuno ha infatti impedito all’organizzazione della Biennale di arte la riapertura del padiglione russo, nemmeno il governo che pure ha manifestato contrarietà, a partire dalla decisa presa di posizione del Ministro della Cultura Alessandro Giuli, che pure di Buttafuoco è amico storico. Non si possono però considerare i fondi come una sorta di diritto acquisito, da elargire sempre e comunque, a prescindere. Se l’Unione ha assunto una posizione politica contro la Russia imperialista, che nasce dal voto unanime dei suoi componenti, può almeno pretendere che i suoi fondi siano destinati a chi segue quella politica?
Il gioco dell’arte e un Cremlino alla Biennale
Mosca ha ringraziato l’Italia e il presidente della Biennale di Venezia, l’intellettuale di destra Pietrange...D’altronde, come è stato evidenziato in più occasioni, la scelta della Biennale con la libertà d’espressione ha poco o punto a che fare. Gli artisti ospiti erano stati scelti dalla nomenclatura russa, artisti di regime e non certo alfieri della libertà di pensiero. L’impressione è che, nella scelta di Buttafuoco, abbia pesato più quel non sottile velo di antioccidentalismo che traspare da non pochi dei suoi pur eccellenti libri che non i nobili valori richiamati. In ogni caso, ogni scelta comporta delle responsabilità ed è giusto che chi prende delle decisioni se le assumi fino in fondo. Che è quello che dopotutto sembrano aver fatto i vertici dell’istituzione veneziana che hanno tenuto a sottolineare, anche per bocca del direttore artistico Augusto Barbera, la non ricaduta sulle attività programmate dell’improvviso buco del bilancio.




