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Ue, i soldi finiscono alla Cina: Kiev, il caso dei droni

di Mauro Zanongiovedì 16 luglio 2026
Ue, i soldi finiscono alla Cina: Kiev, il caso dei droni

3' di lettura

L’Europa vuole costruire la propria autonomia strategica nel campo della difesa e ridurre la dipendenza dai fornitori esterni, ma la guerra in Ucraina continua a imporre una realtà diversa: per sostenere Kiev nei tempi richiesti dal campo di battaglia, Bruxelles deve ancora ricorrere alle filiere globali, a partire da quelle cinesi. Secondo quanto rivelato ieri dal Financial Times, l’Ucraina potrà infatti utilizzare parte dei nuovi fondi europei destinati alla difesa per acquistare componenti cinesi necessari alla produzione di droni.

Una decisione che mette in luce i limiti della capacità industriale europea proprio mentre l’Unione spinge sul principio del “buy European” e lega sempre più gli aiuti militari a Kiev allo sviluppo della base produttiva del continente. La deroga riguarda la prima tranche, pari a circa 6 miliardi di euro, del nuovo programma europeo di sostegno alla difesa ucraina, inserito in un più ampio pacchetto di prestiti che destina complessivamente 60 miliardi di euro agli acquisti militari.

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L’ESENZIONE AD HOC

Secondo Ft, Kiev ha ottenuto un’esenzione per poter acquistare alcuni componenti per droni dalla Cina, perché determinati prodotti non sarebbero oggi disponibili in Europa nelle quantità necessarie e in tempi non compatibili con le esigenze della guerra. Il regolamento europeo prevede che le forniture finanziate dall’Ue provengano principalmente dal mercato unico, dall’Ucraina o da Paesi partner autorizzati, come il Canada. Per i fornitori esterni alle categorie ammesse è previsto un limite massimo del 35% dei componenti di un contratto. Ma la stessa normativa introduce una clausola di flessibilità: se beni equivalenti non possono essere reperiti abbastanza rapidamente o in quantità sufficienti, Kiev può chiedere a Bruxelles un’autorizzazione speciale per acquistare altrove: è proprio questa eccezione a essere stata applicata per la prima fornitura destinata ai droni. Secondo fonti ucraine, i sistemi senza pilota sarebbero oggi responsabili di circa l’80% delle perdite russe sul campo di battaglia.

L’Ucraina ha sviluppato la produzione anche sotto i bombardamenti russi e superando in alcuni settori i produttori tradizionali del continente. Ma il consumo di droni continua a superare la capacità produttiva disponibile, soprattutto per alcuni componenti chiave. La rivelazione di Ft arriva in un momento particolarmente significativo, ossia nel giorno in cui la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è volata a Kiev dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky per discutere del del rafforzamento della cooperazione nel settore della difesa. «Per rispondere il più rapidamente possibile alle esigenze più urgenti dell’Ucraina sono possibili deroghe», ha detto un portavoce della Commissione Ue, precisando che vengono concesse «in casi eccezionalmente rari».

La vicenda mette però in evidenza una contraddizione difficile da ignorare. L’Unione ha definito la Cina il «principale facilitatore» della guerra russa in Ucraina, accusando Pechino di sostenere la base industriale militare di Mosca attraverso forniture e tecnologie a duplice uso. Allo stesso tempo, l’Europa riconosce che anche l’industria della difesa ucraina, sostenuta dai fondi europei, dipende in parte da componentistica cinese.

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IL TEMPISMO

Il problema, però, non riguarda soltanto Pechino. Il capo della Luftwaffe, il tenente generale Holger Neumann, ha dichiarato a Politico che Berlino dovrà continuare ad acquistare sistemi d’arma statunitensi perché la minaccia russa richiede risposte immediate. «Sviluppare le nostre capacità richiede tempo. E non ne abbiamo», ha spiegato Neumann sottolineando che, se l’obiettivo è essere pronti il prima possibile, può essere necessario comprare sistemi già disponibili sul mercato, anche se non completamente allineati ai requisiti nazionali. Il “buy European” resta un obiettivo strategico, ma la guerra in corso mostra quanto sia ancora lontano dalla piena realizzazione. Sul fronte diplomatico, intanto, Donald Trump ha dichiarato in un’intervista a Fox News che Vladimir Putin sarebbe «pronto a raggiungere presto un accordo» sull’Ucraina.