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OPINIONE

Colpa nostra? Sigfrido fai ridere

di Alessandro Sallustisabato 29 agosto 2026
Colpa nostra? Sigfrido fai ridere

2' di lettura

È incredibile come il cambio di un conduttore televisivo possa diventare un caso di Stato. Da oggi Sigfrido Ranucci non è più il volto di Report, siamo nell’ordine delle cose di puro buon senso avendo lui perso per sua colpa e iniziativa l’autorevolezza necessaria a rimanere in un simile ruolo. Non c’entra la vicenda giudiziaria in sé, a maggior ragione perché l’indagine condotta fino ad ora ha accertato al di là di ogni ragionevole dubbio che Ranucci non è rimasto vittima di alcun attentato, come hanno dichiarato sia il mandante che coloro che hanno deposto un ordigno fuori da casa sua. Nessuno, insomma, ha mai voluto torcere un capello al conduttore, neppure spaventarlo, bensì agevolarlo in farneticanti progetti, politici e non, comuni tra i protagonisti di questa vicenda.

E neppure c’entra la disinvolta vita sessuale di Ranucci dentro e fuori la sua redazione. Non facciamo i moralisti: se si dovessero rimuovere tutti i giornalisti dotati di amanti i giornali uscirebbero in bianco e i talk-show non andrebbero oltre le previsioni del tempo. La questione è assai più semplice e non si capisce come ci sia chi non lo vuole ammettere: come un prete può dispensare saggezza nell’omelia solo fino a che i suoi vizi e debolezze non diventano di dominio pubblico, così un giornalista che fa inchieste sulla moralità, sulle cattive compagnie, sulle zone grigie di uomini e imprese può continuare a farlo solo fino a che può fare credere al telespettatore di essere diverso. Ranucci ha invece dimenticato la frase attribuita a Pietro Nenni: «A fare a gara a fare i puri troverai sempre uno più puro che ti epura».

Tutto qui, nulla di più e nulla di meno di un peccato di arroganza, altro che “io vittima della campagna di stampa dei quotidiani degli Angelucci”, cioè anche di Libero. Caro Sigfrido, rispondo a questa stupida accusa con parole che dovrebbero essere a te care, quelle pronunciate da Humphrey Bogart nel film “L’ultima minaccia”: «È la stampa bellezza, la stampa. E tu non ci puoi fare niente, niente!».