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Il comunista Lucarelli sfotte i cronisti "poveri"

Posizione di fuorigioco caro Lucarelli, bandierina (rossa) alzata. Ma col sorriso del “povero” ringrazio per questi “faziosi” ulteriori 50 euro
di Lorenzo Cafarchiolunedì 14 settembre 2026
Il comunista Lucarelli sfotte i cronisti "poveri"

2' di lettura

Domenica. Una domenica italiana avrebbe cantato Toto Cutugno, «c’è qualcuno che ti ama / la schedina fra le dita / può cambiare la tua vita». Il ritmo è quello della redazione e intanto chi scrive ha gli occhi sulla tv per assistere a Lecce-Monza. I giornali aperti e le ultime novità da segnalare al capo redattore. Poi il tempo di una foto, a edicole chiuse, per mostrare nelle stories di Instagram l’articolo di giornata.

Il pezzo di ieri ha incrociato le parole dell’allenatore del Livorno, Cristiano Lucarelli. A seguito del divieto prefettizio, imposto ai tifosi, di poter seguire in trasferta a La Spezia la compagine labronica, l’ex centravanti ha detto la sua. Parole dinoccolate. «Il mio commento è che se rinasco faccio o il prefetto o il questore. Come se fossi il presidente dell’Aci e siccome è pieno di incidenti fermo tutto. Prendo lo stipendio, non vado a cercare rogne, tengo tutti a casa. Ho fatto il mio lavoro, no?». Prosegue. «Rinascessi studierei invece di fermarmi alla terza media, diventerei questore e mi metterei comodo sulla poltrona, non farei nulla. Fermo tutti, tutti a casa. Zero rischi, sono a posto».

Eravamo alla foto. Arrivano le prime interazioni e i commenti degli amici che ricordavano le sue gesta tra gli anni ’90 e ’00. Lecce-Monza prosegue, sono i minuti finali e il cellulare si illumina nuovamente. «Con l’articolo fazioso fatto ti commenti da solo...», tra le richieste di Instagram ecco che compare proprio lui: Cristiano Lucarelli. Non l’ha presa bene, un sorriso mi sopraggiunge. Nell’articolo di ieri, peraltro, c’erano anche degli stralci che seguivano il suo ragionamento. Però quella faciloneria di sostenere che il ruolo altrui è sempre il più facile risulta pratica stucchevole. Il telefono vibra ancora. «Il tutto per 30/50€...». Sarebbe un goal a porta vuota ricordare l’articolo del collega Diego Pretini, del Fatto Quotidiano, che raccontava nel 2017 l’epopea di Lucarelli editore del Corriere di Livorno. Tra stipendi non pagati e la chiusura del giornale nel 2010.

Eppure il ragazzo di Shangai, quartiere livornese, è celebre per la sua passione comunista e per il libro Tenetevi il miliardo, in cui racconta dei soldi lasciati a Torino per abbracciare la maglia labronica. Scivolare in area sul portafoglio per sbeffeggiare il lavoro altrui non rende onore alla sua ideologia. «Lottavo per il pane, non per il filetto», ama così descriversi l’ex attaccante che col calcio ha fatto fortuna, anche economica. E ora prova a svillaneggiare, con l’argomento del vil danaro, il commento di chi scrive. Posizione di fuorigioco caro Lucarelli, bandierina (rossa) alzata. Ma col sorriso del “povero” ringrazio per questi “faziosi” ulteriori 50 euro. Lo stile, in fondo, non si compra neanche coi milioni della serie A.