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Ranucci s'imbuca a Report ma i "suoi" ex giornalisti non lo vogliono più vedere

lunedì 28 settembre 2026
Ranucci s'imbuca a Report ma i "suoi" ex giornalisti non lo vogliono più vedere

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Stavolta non c’è Libero nel mirino di Sigfrido e dei suoi fedelissimi, ma il cannone, nonostante la caldissima estate ranucciana sia finita, continua ugualmente a sparare pure nella prima domenica d’autunno, resa rovente da un articolo di indiscrezioni Rai del Corriere della Sera sui pensieri volatili, segreti, detti sotto voce, paure del gruppo redazione di Report. Confessate off the record (in perfetto stile Report) al cronista Simone Canettieri che, certo delle sue fonti, si è spinto e ha titolato il pezzo: “Se ritorna lui, ce ne andiamo noi”.

Tanto da scatenare le invettive dell’ex conduttore in causa con la Rai per il reintegro (nuova udienza fissata per mercoledì 30, dopodomani, in tribunale a Roma) che ha accusato il Corriere di aver pubblicato una ricostruzione «falsa». Una smentita a due voci, quella subita dal quotidiano di Urbano Cairo. Da un lato il giornalista Rai, al solito attraverso i suoi social grondanti furore, dall’altra una più istituzionale, ma non meno “ranucciana”, nota del Cdr Approfondimenti della Rai, che contesta l’esistenza di una posizione collettiva contraria al conduttore.

Prese di posizioni dure che, tuttavia, non cancellano affatto, anzi lasciano del tutto aperti gli interrogativi sulle tensioni interne alla squadra di Report e, ad esempio, sui reali rapporti tra giornalisti assunti e collaboratori esterni. Il Cdr, infatti, che tra i propri membri vede la redattrice di Report, Raffaella Notariale, parla e dà voce ai dipendenti Rai, non – almeno ufficialmente – alle numerose partite Iva che collaborano con il programma di Rai3. E proprio questi ultimi, se non ascrivibili al partito dei fedelissimi di Sigfrido, in caso di rientro del capo al momento detronizzato, sarebbero quelli che rischierebbero di più.

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Basterebbe, infatti, una riga di matita a mettere fuori dal gruppo i sospetti congiurati. Una nota, quella del Cdr, alla quale si è aggrappato poi lo stesso Ranucci, precisando che la versione riferita dal quotidiano riguarderebbe soltanto «2-3 giornalisti, sulla totalità di 43 persone impiegate nella trasmissione». E aggiungendo un particolare tutt’altro che secondario: «Oltre le 3 persone il resto della redazione era all'oscuro dell'intervista rilasciata in modalità anonima».

La nota del Cdr Approfondimenti, come detto, è stata altrettanto netta nel contestare l'idea di una redazione schierata contro il proprio conduttore. «Il Cdr Approfondimento della Rai legge con stupore sul Corriere della Sera di oggi una ricostruzione delle dinamiche interne a Report che vorrebbe la redazione contraria al reintegro di Ranucci. Il titolo “Se ritorna lui ce ne andiamo noi, la redazione di Report contro Ranucci” non corrisponde alla realtà». Il comitato «smentisce che ci sia stata alcuna assemblea o altra riunione rappresentativa della redazione titolata ad attribuire la loro opinione». E ancora: «L’articolo a firma di Simone Canettieri attribuisce alla redazione le opinioni che avrebbe raccolto da non precisati “autori storici di Report”. Il timore oggi tra i colleghi è che si sia scelta una parte per il tutto, come già accaduto – ahinoi - nelle relazioni imbastite informalmente dall’Azienda nel recente passato».

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Eppure, liquidare tutto come una montatura sarebbe altrettanto frettoloso. Perché le fonti del Corriere, almeno per come vengono presentate, non sono in realtà del tutto anonime. Il giornale descrive circostanze precise della vita quotidiana in redazione che indubbiamente negli ultimi mesi è stata l’antitesi della serenità e soprattutto – chiunque ha seguito da vicino il caso lo sa - non ci sono mai state posizioni granitiche. Semmai sempre dialettiche. Alle quali, peraltro, Ranucci ha risposto sempre picche o piazzate social. Stando anche a quanto riferito non da anonimi ma, appena due giorni fa, dal conduttore designato Daniele Piervincenzi ai microfoni di Un giorno da pecora. «Ranucci mi ha chiamato, era molto aggressivo», aveva spiegato l’ex inviato, confermando anche che il predecessore gli aveva di fatto chiesto palesemente di rinunciare: «Se lo fai sei un grande», l’opzione proposta da Ranucci, mostratosi per il resto chiuso a ogni altra ipotesi di confronto proprio con la redazione che, nonostante le smentite rabbiose e i comunicati ufficiali, non è più così “sua” come note ufficiali e post social vorrebbero invece. e invano, ancora dimostrare.

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Infine, da segnalare, che “Lo Stato delle Cose”, il programma condotto da Massimo Giletti in onda su Rai3, questa sera a partire dalle 21.15, continuerà a indagare sull’attentato a Ranucci, con un approfondimento sul movente politico che ha portato in carcere l’amico di Sigfrido, Valter Lavitola, e i controversi affari del faccendiere.