Willie Peyote non ritratta e, anzi, rincara la dose. Dopo aver di fatto giustificato e sostenuto le violenze che hanno devastato il centro di Milano - "sento dire che la violenza va sempre condannata ma non sono d'accordo", aveva dichiarato - il rapper torinese è tornato a utilizzare il palco dei suoi concerti per lanciare messaggi politici (e anche tanti insulti).
Questa volta, nel mirino di Peyote, che si stava esibendo a Bologna, è finito il ministro della Giustizia Carlo Nordio, definito, senza troppi giri di parole, "un pezzo di mer*a". Un insulto pesante, che, tuttavia, il pubblico presente ha accolto con un boato e diversi applausi. E del quale Peyote non si è particolarmente curato: "Ho detto 'pezzo di mer*a a un ministro. Vabbè fatto 30 facciamo 31... Aggiungo che non è l'unico. È pieno di pezzi di mer*a là in mezzo". L'artista ha poi aggiunto: "Risponderà una volta per questa cosa? Non lo so", tornando a chiamare in causa il Guardasigilli per le responsabilità delle istituzioni nella gestione degli scontri di piazza.
Anche Ramazzotti e Peyote schierati coi vandali
Le vetrine le rompono i giovani vandali, il significato glielo assegnano i cantanti, il conto lo pagano i negozianti. Ne...Per non farsi mancare nulla, Peyote ha rivolto le sue critiche anche alle forze dell'ordine. Responsabili, a suo dire, della morte di Fakir a Bologna. "È morto per colpa della polizia", ha sostenuto. E ancora: "La macchina bianca che investiva i manifestanti a Torino guarda un po’ era degli sbirri". Infine le accuse - ovviamente infondate - alla Digos del capoluogo piemontese: secondo il cantante, gli agenti - definiti a loro volta "pezzi di mer*a" - lancerebbero i lacrimogeni "all’altezza d’uomo da almeno due anni".
Terminato il comizietto, Peyote si è lasciato andare a una serie di ovvietà del calibro di: "La vita è una mer*a a sufficienza. Secondo me bisognerebbe ripartire da volersi bene". Parole che, pronunciate da chi ha appena finito di vomitare odio e insulti nei confronti di chiunque suonano decisamente paradossali.




