Cerca
Logo
Cerca
+

Berlusconi, come resistere alla decadenza dal ruolo di Senatore

Ignazio Stagno
  • a
  • a
  • a

Silvio Berlusconi, archiviata la partita della Cassazione, ora si prepara alla guerra del Senato. In tanti vogliono sbatterlo fuori da palazzo Madama in nome della legge Monti-Severino. In prima fila ci sono Sel, Movimento Cinque Stelle e i falchi del Pd (Felice Casson in testa; mercoledì inizia la discussione in Giunta sulla decadenza). Ma nell'inner circle del Pdl i legali del Cav stanno studiando le carte per resistere il più possibile in Aula. L'uscita di scena del Cav dal Palazzo verrebbe vista come un sipario anticipato su tutta la sua carriera politica, e con tutta probabilità si tradurrebbe nella fine delle larghe intese. Ma lo staff di Berlusconi ha degli assi nella manica per mantenere il più a lungo possibile l'agibilità politica del leader del centrodestra. Il tempo -  Il primo punto è il fattore tempo. Più tardi arrivano le carte della sentenza della Cassazione, più tardi comincia l'iter per il Cavaliere. Andrea Augello è il relatore che esaminerà la sentenza per conto del Senato: “Darò il mio parere quando avrò in mano le carte. Ancora non ho avuto copia della sentenza dalla Corte d'Appello, perché non è ancora stata ricevuta dalla Cassazione. Prima bisogna aspettare che la documentazione arrivi”. Insomma il Cav già sta "guadagnando" tempo. Ma dopo l'arrivo della sentenza a palazzo Madama, Berlusconi può contare su un'altra ventina di giorni per rispondere e presentare la sua memoria difensiva. Berlusconi si gioca tutto sulla lentezza dell'iter. Accelerare non è facile. La Severino-Monti - Così i legali del Cav, qualora qulcuno si impegnasse a premere sull'acceleratore, stanno esaminando anche la legge Monti-Severino che prevede la decadenza per chi è condannato in via definitiva. L'articolo 3, comma 1 stabilisce che "non sono candidabili coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione per delitti non colposi per i quali sia prevista la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni”. Ma nostante la norma il dubbio tra le mura di palazzo Grazioli resta: "La Severino-Monti è retroattiva oppure no?". Nodo retroattività - A dare una spiegazione ci prova Paolo Sisto, avvocato e presidente della Commissione Affari costituzionali della Camera: “Se l'incandidabilità è un effetto penale della condanna non potrebbe essere retroattiva per l'evidente ragione che la norma penale non riguarda il passato ma il futuro”. In base a questa tesi, per intenderci, sarebbe incandidabile solo chi ha commesso reati da gennaio, accertati con sentenza definitiva. E ancora: “Se invece l'incandidabilità non fosse un effetto penale la prima valutazione è che si deve applicare l'indulto. E se si applica l'indulto la pena da quattro anni scende a uno. E quindi siamo sotto la legge Severino”. Su questo dubbio si gioca il futuro di Silvio. Il lavoro del suo staff legale non è finito. Mantenere quel seggio a palazzo Madama per Berlusconi vuol dire restare ancora nella politica "attiva". A lui il ruolo del "padre nobile" non è mai piaciuto. (I.S.)

Dai blog