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Walter Veltroni e il buco di Roma, alle origini del disastro: le sue pesantissime responsabilità

23 Aprile 2019

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Walter Veltroni

Ovviamente lui rifiuta il titolo di "Mister buco". Walter Veltroni non ci sta a passare come il sindaco del debito, lo sprecone che ha allargato la voragine romana. Eppure, ogni volta che si parla dei miliardi di rosso della Capitale, specie in questi tempi di governo gialloverde con il botta e risposta Raggi-Salvini sui quattrini per Roma, bisogna andare indietro alla sua gestione, a quegli anni dal 2001 al 2008 quando sul colle capitolino sedeva lui, l' aspirante leader del centrosinistra che oggi si è dato al cinema, la sua passione.

Le casse della Città Eterna erano già messe male da un pezzo (qualcuno fa risalire l' inizio del debito al 1960, anno in cui Roma ospitò le Olimpiadi e lo Stato dovette mettere mano al portafogli). Nel '64 mancavano all' appello 400 miliardi di lire, dal 1970 all' 85 il passivo è aumentato fino a quota 2.600 miliardi del vecchio conio e l' allora sindaco Clelio Darida ammise sconsolato: «La nostra situazione non è grave. È disperata».

Con Francesco Rutelli, primo cittadino dal '93 al 2001, alle uscite vanno sommate le entrate perché nel 2000 ci fu il Giubileo, per cui il vero crollo nei conti avviene con il successore, Veltroni, il quale volendo fare di più rispetto ai predecessori, non ha badato a spese. Con sindaco l' ex Ds, è nata la Festa del Cinema, si è costruito l' Auditorium, si sono accesi i riflettori sui grandi eventi in riva al Tevere e perfino in periferia, si è spacchettata l' azienda dei trasporti pubblici (tre consigli di amministrazione anziché uno) e sono lievitate le consulenze. In breve: il debito di Roma è volato serenamente e pacatamente verso i 7 miliardi di euro netti, un miliardo e 21 milioni in più rispetto a Rutelli. Ma non sono state solo le kermesse e le consulenze a far decollare il passivo del Campidoglio veltroniano, quanto le operazioni finanziarie, nate forse sotto i migliori auspici, ma concluse nel più disastroso dei modi, con una previsione di tassi d' interesse lontanissima dalla realtà e un accumulo di spese esorbitanti da pagare (fino a che poi, dal 2008, si è deciso per la gestione commissariale del debito).

Trattasi, in particolare, di ciò che Silvia Scozzese, già commissario straordinario per il piano di rientro del debito di Roma Capitale, ha illustrato in audizione alla commissione Bilancio della Camera dei deputati. C' è un debito non finanziario, cioè commerciale, pari a 3 miliardi e 224 milioni di euro, ha detto Scozzese, accumulato per la maggior parte verso creditori esterni alla pubblica amministrazione e non individuati; e un debito finanziario di 8 miliardi e 768 milioni di euro. Il grosso di questo deficit monstre, che fa pagare i romani più Irpef degli altri, è frutto soprattutto della gestione veltroniana, prima che Walter mollasse Palazzo Senatorio per lanciarsi nell' avventura (vana) del Pd, quando con il suo assessore al Bilancio Marco Causi il Comune arrivò a indebitarsi ad ogni livello, sottoscrivendo anche 9 contratti derivati (su cui indagò la Corte dei Conti) assai rischiosi: 4 a copertura dell' emissione di Boc (buono ordinario comunale) con rimborso bullet e 5 relativi a un nozionale di mutui contratti dall' ente comune di Roma.

In sintesi. Nel 2004 il Campidoglio ha collocato sul mercato il maxi-bond comunale "City of Rome", da 1,4 miliardi di euro con restituzione integrale alla scadenza (bullet) il 27 gennaio 2048. Ma, come ha scritto Il Sole 24Ore, 15 anni fa era un altro mondo, i tassi erano decisamente più alti e il bond paga un interesse del 5,345%, cioè una spesa annuale di 75 milioni di euro, che a fine corsa fa salire fino a 3,6 miliardi il prestito iniziale da 1,4. Un salasso. Così quelle scelte del passato, che dovevano creare investimenti, si sono rivelate fallimentari e hanno portato a una tale crisi di liquidità per cui oggi, spiega Andrea Augello, ex senatore e assessore al Bilancio alla Regione Lazio, non c' è davvero più un euro per tappare una buca. Mentre il buco nei conti di Roma è reale e fa litigare i due partiti di governo.

di Brunella Bolloli

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