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Pietro Senaldi, la profezia su Conte: "Brutto segno, inizio della fine"

Maria Pezzi
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I Il governo è un' ammucchiata di poligami, dove ciascuno ha diversi mariti e mogli, e li tradisce di continuo. Se non siamo al divorzio è solo perché nessuno dei coniugi ha le forze per affrontare il prezzo dell' addio. Così ciascuno tira avanti da separato in casa, proprio come i poveracci che non si sopportano più ma che sono costretti a condividere lo stesso tetto per mancanza di risorse proprie e alternative esterne. Si litiga su tutto, senza che nessuno sappia bene perché, il che è garanzia di non venire a capo di nulla. Chi soffre di più sono i Cinquestelle. Di Maio, come spesso capita a chi cambia compagno di vita perché ha paura di stare da solo, è finito becco sia del primo che del secondo coniuge. Quando governava con Salvini, si è visto fregare metà dei consensi dalla Lega, dopo che ha spostato la tenda sotto le finestre del Pd, ne ha persa un' altra metà e vede il nuovo socio crescere. Per di più la famiglia d' origine lavora contro Gigino. Papà Grillo non ne può più di lui e sogna che la sua creatura si annulli nel Pd, mamma Casaleggio e Associati lo spinge a scelte d' orgoglio, come la corsa solitaria in Emilia-Romagna e Calabria. I fratellini, ovverosia i parlamentari che Di Maio ha fatto eleggere, sono peggio di Caino. A partire dai ministri Fraccaro e Bonafede, che per conservare la poltrona cospirano per liberarsi di lui. La situazione di M5S è tanto complessa che ora si vocifera perfino di un' alleanza tra Luigi e Di Battista, non si sa se per spaccare il governo e il Movimento e ripartire in coppia o per fare un lifting e tirare avanti. Certo è che il grillino viaggiatore può subentrare solo come quegli allenatori che servono a tirare la fine della stagione, non ad aprire nuovi cicli. Con Dibba o senza, Di Maio è seriamente tentato dal giocarsela a prescindere dalle ubbie del Movimento e morire con tutti i filistei o sopravvivere da solo. L' altro leader bollito è Zingaretti, nato morto. Non voleva il governo giallorosso e vi ha acconsentito, strattonato dal Quirinale e dall' Europa, solo a patto che quella tra Pd ed M5S fosse un' alleanza strutturale, tesa alla costituzione di un fronte compatto di sinistra anti-Salvini. Le cose non stanno andando così. L' alleanza con i Dem danneggia i grillini in termini di consensi ed essi la mantengono solo per non tornare al voto, esercizio democratico che il Movimento non si può permettere, pena il suo ridimensionamento intorno al 10%, dietro anche a Fratelli d' Italia. Per approfondire leggi anche: L'Aria che tira, Senaldi su Di Maio e Salvini All'ultima spiaggia - Forti di una lunga esperienza di gestione del potere, i dem sono impegnati a incassare poltrone e a farsi gli affari propri. Il confronto con l' incompetenza pentastellata li rafforza nei sondaggi, ma ora che la situazione dei grillini è diventata davvero drammatica il Movimento combatte con la disperazione di chi è all' ultima spiaggia e quindi non molla più. Su giustizia, nomine, banche ed Europa siamo all' impasse. Perfino uno sprovveduto come Zingaretti ha intuito che, se la tira ancora per le lunghe, sarà qualcun altro a gestire il dopo. Tanti corvi dem volano sulla pelata del presidente del Lazio. Poi c' è Renzi, il genio che si è inventato l' alleanza giallorossa e solo per questo si illudeva di esserne il padrone. Il Rottamatore fa il diavolo a quattro, specie sulla giustizia, opponendosi alla riforma che abolisce la prescrizione. Forse anche per questo i pm hanno iniziato a interessarsi a lui per vicende di oltre un anno fa. I maligni dicono che sia un messaggio in codice: smetti di rompere. Pare che l' uomo abbia mangiato la foglia. Le inchieste su Renzi hanno reso ancora più profondo il fossato tra M5S ed Italia Vera e tra questa e il Pd, da dove non si sono alzate voci autorevoli in difesa dell' ex segretario. Più presto che tardi, anche a Matteo converrà staccare la spina. L' inchiesta che ora lo travolge potrebbe finanche aiutarlo nel lungo periodo. La sua Italia Viva per ora vegeta perché il Rottamatore non sta così simpatico agli italiani. Ma i pm stanno ancora più sul gozzo di lui alla maggioranza e divenirne vittima potrebbero portargli le simpatie dei berlusconiani, a cui il leader fiorentino aspira ma che non è mai riuscito a conquistare. Ci sono anche quelli di Liberi e Uguali. Al governo hanno fatto «13», vincendo un ministero, la Salute, e liberandosi della Boldrini, emigrata al Pd in quota perseguitatori. Non contano nulla e, in caso di voto non conquisterebbero più un solo seggio. Ma dopo la scissione di Renzi a Zingaretti sono spuntate tante poltrone da offrire, e in nome dell' unità della sinistra, del ritorno di Bersani e di un paio di punti percentuali in più, i Dem sarebbero pronti a stendere il tappeto rosso ai compagni pur di farli tornare nella ditta. Siamo a Conte. Il premier gioca una partita personale, poggiando il piede destro sull' Europa della Merkel e quello mancino sul Colle, che però non è più disposto a fare carte farse per assicurargli il terreno di sotto. L' uomo ormai è così antileghista da credersi una sardina, benché capo del governo, minaccia querele al capo dell' opposizione. Spettacolo poco edificante per la democrazia. Nel gran bordello dei separati in casa è quello che oggi ha la camera migliore ma, in caso di divorzio, rischia più di tutti di finire sotto un ponte. Bivi mortali - Come sull' Isola dei Famosi, al governo giallorosso tutti sono chiamati a fare gruppo ma possono vivere solo se riescono a uccidere gli altri. E per questo si tirano contro ogni tipo di stoviglia, con alleanze estemporanee che cambiano a ogni giro d' orologio. Tanto i piatti finiscono tutti in faccia agli italiani. Conte firmò il fondo salva-Stati da premier gialloverde e ora lo deve difendere per non perdere la protezione Ue, ma ha come unico alleato il Pd, che ai tempi lo criticò, ed è osteggiato da Di Maio, che invece quand' era il momento fece orecchie da mercante. Se entro dieci giorni non sarà trovato l' accordo o l' Italia finirà sotto l' attacco dei mercati per non aver confermato il patto oppure metterà il proprio destino e i propri conti nelle mani avide e severe dell' Europa. Anche sulla giustizia siamo al bivio mortale. Se la prescrizione verrà abolita, vincono i grillini e i magistrati potranno tenere chiunque ostaggio a vita di un processo. Altrimenti, dovremo affrontare una probabile controffensiva giudiziaria di cui già si avvertono i tintinnii di manette. Perfino sull' autonomia si litiga, con il ministro pugliese Boccia più vicino a Lombardia e Veneto che ai grillini, ai quali ha fatto gli occhi dolci a lungo per convincerli a fidanzarsi. Nel frattempo, si leva una tassa e se ne mette un' altra a seconda di chi si alza in piedi a protestare e si continuano a promettere investimenti miliardari in opere pubbliche mentre crolla un ponte ad acquazzone. Piovono tasse, inchieste e autostrade. Governo ladro. di Pietro Senaldi

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