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Matteo Renzi e Roberto Maroni, il sospetto di MinzolinI: due inchieste perché sono nemici di Giuseppe Conte?

12 Dicembre 2019

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Roberto Maroni, Matteo Renzi

Giuseppe Conte fa terra bruciata intorno a sé. A rilevare due coincidenze, che poi fatalità potrebbero non essere, è Augusto Minzolini. Sulle colonne del Giornale il retroscenista riporta due fatti avvenuti entrambi in un solo mese: "Sarà un caso o siamo di fronte a possibili esempi di giustizia ad orologeria", ma nel giro di breve tempo "due inchieste hanno investito chi rompe le scatole all'attuale equilibrio dentro e fuori il governo". Ad essere finito nel mirino del premier bis è Matteo Renzi e Italia Viva con le indagini e le perquisizioni sulla Fondazione Open. Non solo perché "i riflettori dei magistrati sono tornati su Matteo Salvini e la Lega con l'iniziativa giudiziaria contro l'associazione 'Maroni Presidente'". Risoluzione, questa, a discapito del presunto riciclaggio di una parte dei famosi 49 milioni di euro dei finanziamenti del Carroccio.

Fin qui nulla di così eclatante se non fosse, come spiega Minzolini, che "Conte può godere, soprattutto, della protezione di due pezzi di magistratura, pardon di sindacati, che hanno un'indole spiccatamente interventista sulla politica". Si tratta "delle toghe rosse di un tempo, eredi di magistratura democratica e l'area che si rifà alla filosofia di Piercamillo Davigo, già protagonista di Tangentopoli e ora riferimento della magistratura più vicina all'anima grillina". Entrambe, per la firma del quotidiano di Sallusti, dalla stessa parte tanto da essere "quasi considerate due gendarmi a guardia del Conte Due". Ma sarà sicuramente un caso. 

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