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Intervista

Mariastella Gelmini: foglio di via ai ribelli di Forza Italia

15 Dicembre 2019

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Mariastella Gelmini: foglio di via ai ribelli di Forza Italia

 «O dentro o fuori. Basta polemiche e mal di pancia». Mariastella Gelmini pretende chiarezza. Dopo l' addio di Giovanni Toti, Forza Italia si trova alle prese con due nuovi fronti interni. La prima rivolta è quella alimentata da Paolo Romani, che sta raccogliendo adesioni tra gli azzurri per formare un altro gruppo parlamentare. Un movimento molto vicino al governo (del quale rischia di diventare la stampella) e molto lontano da Matteo Salvini. La seconda fronda, con più seguaci, è quella Mara Carfagna, la quale dopo lunghe meditazioni ha annunciato di aver creato una sua associazione. Una mossa che in politica normalmente rappresenta il preludio alla creazione di un partito.

Onorevole, Mara Carfagna ha annunciato la creazione di una nuova fondazione. Preoccupata?
«Dopo quello che è accaduto alla fondazione Open, non mi sembra proprio una grande idea. C' è un lavoro da fare nel partito e nel Paese perché siamo alle porte di una vera e propria emergenza democratica, non possiamo perdere tempo con i sottili distinguo politici. L' elettorato non ci capisce: è ora che chi ha dei dubbi se li chiarisca. O dentro o fuori. Il centro-destra deve affrontare otto competizioni regionali nei prossimi sei mesi. Con chi pensano di allearsi i dubbiosi, quelli che vogliono differenziarsi? Con Renzi? Con Calenda? Con chi sostiene questo governo?».

Per approfondire leggi anche: Mara Carfagna, terremoto dentro Forza Italia


La Carfagna, tuttavia, dice di non voler affatto lasciare Forza Italia. In pratica spiega di voler solo rilanciare il dibattito interno, per il bene del partito.
«Io faccio il tifo perché non solo tutti quelli che sono in Forza Italia ci rimangano ma anche perché Forza Italia torni attrattiva. Per essere convincenti nei confronti degli elettori noi abbiamo bisogno però di chiarezza rispetto alla linea politica. Non possiamo dare l' idea di essere nei giorni pari con Italia Viva e in quelli dispari con la Lega. Renzi si è messo a fare il pastore. Va bene che la transumanza è stata proclamata patrimonio universale dall' Unesco, ma questo non nobilita né Renzi, né chi lo segue».


In Forza Italia c' è chi critica l' appiattimento del partito sulle posizioni leghiste. Lei cosa ne pensa?
«Penso che chi parla di appiattimento di Forza Italia sbagli e faccia un danno al partito. Noi dobbiamo stare con la schiena dritta ma dentro il centrodestra non commettendo l' errore di pensare che il nemico sia Salvini e non la sinistra.
Il nemico di Forza Italia è il governo Conte, sono le tasse di Gualtieri, è l' abolizione della prescrizione di Bonafede. Noi siamo in sana competizione con la Lega e Fratelli d' Italia, ma l' avversario è la sinistra. Il centrodestra l' ha inventato Silvio Berlusconi, non possiamo lasciarlo ad altri».


Qualche forzista, però, è scappato anche verso la Lega. Proprio ieri il vostro capogruppo a Roma ha scelto il Carroccio.

«Sono scelte sbagliate, nei momenti di difficoltà non si deve scappare, bisogna ricostruire il partito ripartendo dalle nostre idee. Bisogna pensare in grande. Fi ha ancora un ruolo fondamentale di stabilizzatore nel centrodestra. Noi non abbiamo votato il reddito di cittadinanza, noi non ci siamo alleati con Di Maio, abbiamo sempre combattuto il Movimento Cinque Stelle quindi abbiamo la coerenza per tornare a governare il paese».

In che modo?
«A gennaio lanceremo una grande conferenza programmatica, dove torneremo a sviluppare alcuni temi. Uno è il presidenzialismo, perché gli italiani vogliono una democrazia decidente. Poi ci deve essere la battaglia contro tasse, giustizialismo e burocrazia. Noi abbiamo le ricette noi abbiamo le competenze, noi abbiamo gli uomini per poter declinare una seria politica. E non possiamo perderci in divisioni. Altrimenti sembriamo il Pd, sempre spaccato tra associazioni e fondazioni».


Si discute da giorni di un gruppo di responsabili, provenienti anche da Forza Italia, che potrebbero andare a sostenere il governo.
«Non posso e non voglio crederci: mi parrebbe una cosa da "utili idioti". Non ha mai portato fortuna a nessuno fare questo tipo di scelte. Però questo è il momento della chiarezza: potremmo essere chiamati al voto anche per le politiche di qui a poco, non possiamo trastullarci con le diatribe interne stile partito democratico. Il nostro campo di gioco è chiaro: siamo con il centro-destra che governa la maggioranza delle regioni, delle province e dei comuni. Chi vuole tentare altre avventure è libero di farlo. Ma Forza Italia non è un tram».

Parla di voto imminente, ma è anche vero che questi nuovi gruppi nascono proprio per allontanare le urne. Tra i parlamentari nessuno vuole mollare la poltrona.
«Questo può anche essere, ma non possono essere i nostri parlamentari ad alimentare simili operazioni. Non possiamo ridurre la nostra storia a gruppi di Responsabili. Non è il tempo di pensare alle carriere personali. E non voglio cacciare le persone, voglio cacciare la confusione».

Dunque tutto bene in Forza Italia? Eppure i numeri non vi premiano, si parla ancora del 5%.

«Nessuno dice che vada tutto bene. C' è da mettersi al lavoro per un progetto di rilancio e di riorganizzazione e dopo le regionali in Emilia e Calabria, dovremo certamente prendere l' iniziativa politica».

A proposito di regionali, non avete ancora sciolto i nodi per Campania e Calabria, le due regioni il cui candidato dovrà essere scelto da Forza Italia. Quando decidete?
«Oramai è questione di ore, non di giorni. Dopodiché, mi aspetto che tutto il partito si impegni per far vincere la coalizione. Non c' è spazio per personalismi o ripicche. Dobbiamo smettere di guardarci l' ombelico ed impegnarci per riportare il centrodestra al governo prima possibile».

Ieri si è tenuto il raduno nazionale delle Sardine, è un movimento da temere?
«Sono come i girotondi, è un movimento di sinistra che, polarizzando lo scontro a favore o contro il centrodestra, potrebbe anche aiutarci a vincere. Perché bisogna ricordare che il centrodestra è sempre maggioranza nel Paese».

di Lorenzo Mottola

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