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Matteo Renzi: "Non lascio il paese in mano a Corradino Mineo"

di Lucia Espositodomenica 15 giugno 2014
1' di lettura

Al Nazareno scoppia la bomba innescata da Corradino Mineo. Tredici senatori del Partito Democratico hanno deciso questa mattina di auto-sospendersi dal gruppo a Palazzo Madama, in segno di protesta appunto contro la sostituzione di Corradino Mineo e Vannino Chiti, non più tra i membri della commissione Affari costituzionali. I tredici autosospesi sono: Casson, Chiti, Corsini, D'Adda, Dirindin, Gatti, Lo giudice, Micheloni, Mineo, Mucchetti, Ricchiuti, Tocci, Turano. Paolo Corsini ha chiesto in aula "un necessario e urgente chiarimento prima dell'assemblea di martedì 17 giugno", sostenendo che quanto successo viola l'articolo 67 della Costituzione. Il senatore ha definito la rimozione di Mineo e Chiti "un'epurazione delle idee considerate non ortodosse". La decisione ha scatenato un terremoto politico i cui effetti si sono arrivati fortissimi anche in Kazakistan dove Renzi: "È stupefacente che Corradino Mineo parli di epurazione. Il partito non è un taxi che si prende per farsi eleggere". Così il premier Matteo Renzi, parlando con i suoi di rientro in Italia dal Kazakistan, dove ha incontrato il presidente A sostenendo che quanto successo viola l'articolo 67 della Costituzione. Il senatore ha definito la rimozione di Mineo e Chiti "un'epurazione delle idee considerate non ortodosse"., ha commentato la sostituzione di Mineo dalla Commissione Affari Costituzionali del Senato. Il Pd, ha aggiunto Renzi, "è davanti a un bivio. Non ho preso il 41% per lasciare il futuro del Paese a Mineo", ha detto Renzi.