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Alfano, Grillo e mezzo Pd: tutti uniti contro Renzi

di Andrea Tempestinidomenica 26 gennaio 2014
Alfano, Grillo e mezzo Pd: tutti uniti contro Renzi

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Nel nome delle preferenze si crea la più trasversale delle alleanze: dalla sinistra più sinistra del Partito democratico, passando per Beppe Grillo e fino ad arrivare agli alfaniani. Tutti uniti contro Matteo Renzi. Il terreno di scontro è quello della riforma elettorale, il dettaglio esplosivo, appunto, quello delle preferenze, escluse dal cosiddetto "Italicum", e parzialmente rimpiazzate dai mini-listini circoscrizionali bloccati.  Nel Partito democratico lo scontro covava da tempo, di fatto covava dal giorno che seguii il trionfo di Renzi alle primarie. Dopo il patto sulla riforma elettorale tra Matteo e Silvio Berlusconi, la rabbia della fronda che si oppone alla linea del segretario è esplosa. Gianni Cuperlo, da subito aveva, aveva promesso "lotta dura" in aula contro i listini bloccati. Una "lotta dura" che si è declinata nelle dimissioni dell'ormai ex presidente del Pd, presentate dopo l'ultimo battibecco in assemblea. Gli alfaniani - Quindi Nuovo Centrodestra. Angelino Alfano teme un sistema elettorale che rischia di penalizzare i piccoli partiti, e anche per questa ragione cavalcato l'onda di sdegno per i listini bloccati. Posizioni, quelle del leader, ripetute con chiarezza dai suoi nelle ultime ore. Maurizio Sacconi, presidente dei senatori di Ncd, ha spiegato: "Poniamo due condizioni per il dialogo, le preferenze e un premio di maggioranza ragionevole". Quindi il ministro Gaetano Quagliariello: "Sulle  liste bloccate non siamo d'accordo. Pur migliorando il meccanismo precedente, continueremo ad avere un partito di nominati". Sdegno grillino - Quindi ci sono i grillini, o meglio Beppe Grillo, che eterodirige la truppa dal suo blog. E sul blog negli ultimi giorni è stato chiarissimo. L'ex comico ha ribattezzato il sistema architettato da Berlusconi e Renzi il "Pregiudicatellum". Il motivo? L'assenza delle preferenze. Scriveva Grillo sul "Pregiudicatellum": un sistema che "prevede che i partiti si scelgano i propri parlamentari. I cittadini devono stare a guardare. Liste bloccate con nominati da pregiudicati e condannati in primo grado e nessuna preferenza". Con la consueta razione di populismo, il leader pentastellato ha bollato il sistema come inaccettabile. Quindi le fresche dichiarazioni di Nicola Morra, ex capogruppo al Senato: "Vogliamo le preferenze, i cittadini vogliono le preferenze" e "chiunque porterà avanti questa battaglia avrà il M5S dalla sua parte". Tutto molto chiaro, dunque. Le conseguenze - Ora, Renzi, si è trasformato nel bersaglio di un fitto tiro incrociato. Mezzo parlamento, e una buona fetta del suo partito, rilancia e insiste sulle preferenze. Ma con Berlusconi il sindaco aveva stretto un patto differente, un'intesa che prevede i mini-listini bloccati, appunto. Se il segretario del Pd tornasse sui suoi passi, chiedendo a Forza Italia di rivedere il meccanismo, Berlusconi potrebbe far saltare il tavolo. Renzi ne uscirebbe azzoppato, sconfitto. Silvio, invece, trionferebbe: senza mai rimangiarsi la parola, avrebbe reso pan per focaccia al Pd (spaccato come il vecchio Pdl) e avrebbe assestato un duro colpo alla credibilità (e alla leadership) di Renzi, il rivale più temibile. Un piano efficace, diabolico e, chissà, magari pianificato a tavolino fin dal primo minuto.