"Unfair" tradotto dall'inglese vuol dire "ingiusto". E così, in una intervista sul quotidiano Il Messaggero, il ministro dell'Economia Fabrizio Saccomanni ha definito le critiche che pressochè quotidianamente gli piovono sul capo da maggioranza, opposizione e organi di informazione. "Le dimissioni?" chiede retoricamente il titolare del Mef. "Mai prese in considerazione. In nessun momento. Il che non significa che apprezzi il tiro al bersaglio di cui ogni tanto vengo fatto segno. Lo trovo unfair. Ma dimettermi mai. Sarebbe una sconfitta per tutti". Alla completa mancanza di autocritica (possibile che tutti quelli che lo criticano, cioè tutti tranne parenti e amici, abbiano torto?), il ministro aggiunge quella parolina inglese, unfair, che a chi regolarmente segua la politica ne fa venire in mente un'altra: choosy (cioè "difficile", "selettivo"). Termine usato da un altro ministro per definire i giovani italiani nel loro approccio alle offerte di lavoro: la mai dimenticata Elsa Fornero. In comune con la ex titolare del Lavoro, Saccomanni ha la pioggia di critiche che sta accompagnando il suo governo, le ultime delle quali gli sono piovute nientemeno che dal segretario Pd Matteo Renzi: "Ministro pasticcione" e "non siamo su Scherzi a parte" a proposito del tira e molla con la collega Carrozza sul taglio di soldi agli insegnanti. Nell'intervista al Messaggero il "mero esecutore", come lo stesso Saccomanni si è definito, il ministro fa chiaramente capire che di suo non si dimetterà mai. Forte del caos che sta travolgendo altri membri dell'esecutivo (Cancellieri, Alfano, De Girolamo) e dell'ombrello che gli garantisce il capo dello Stato Giorgio Napolitano, suo forte sponsor quando Enrico letta decise a chi asssegnare le caselle di Palazzo Chigi. Ma le sue ore potrebbero comunque essere contate. Il suo, ormai da settimane, è il nome più gettonato insieme a quello della collega alla Giustizia Annamaria Cancellieri (ora si è aggiunta anche la De Girolamo). E questa potrebbe essere la settimana decisiva per le sue sorti. Fino a giovedì il premier Enrico Letta sarà in Messico per una visita ufficiale. Quel giorno, al suo ritorno, si terrà la direzione del Partito democratico dopo la segreteria di mercoledì. E i beninfornati di Palazzo Chigi quel giorno sarebbe lo spartiacque per i destini della compagine di governo. E forse, della legislatura.




