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Marco Travaglio in difesa di Alfonso Bonafede: "Quello con Di Matteo soltanto un equivoco"

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Marco Travaglio, nel suo editoriale sul Fatto quotidiano, racconta la polemica tra il pm antmafia Nino Di Matteo e il ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dopo le dichiarazione del magistrato nella trasmissione Non è l'Arena su La7 condotta da Massimo Giletti. Il magistrato, in diretta tv, ha raccontato la sua versione della mancata nomina a capo del Dap a metà giugno 2018.  "Noi ovviamente non eravamo presenti ai tre colloqui (uno telefonico e due al ministero) intercorsi fra Bonafede e Di Matteo. Travaglio nella querelle si schiera al fianco del ministro grillino e spiega che la lite tra i due sarebbe nata da "un equivoco tra due persone in buona fede", scrive il giornalista.

 


"Tutto nasce quando voci di stampa parlano di Di Matteo al Dap, nel primo governo Conte. Il 3 giugno il corpo speciale della polizia penitenziaria (Gom) sente alcuni di loro inveire contro l'arrivo del pm anti-Trattativa. E il 9 giugno annota quelle frasi in una relazione al Guardasigilli e ai pm. Il 18 giugno, già sapendo quel che dicono i boss, Bonafede chiama Di Matteo per proporgli l'equivalente della direzione Affari penali (che già era stata di Falcone con Martelli) o il Dap. Il 19 giugno Di Matteo incontra Bonafede e dà un ok di massima per gli ex-Affari penali (questa almeno è l'impressione del ministro). Il pm invece ritiene l' incontro solo interlocutorio. Bonafede offre il Dap a Basentini, ma in serata Di Matteo lo chiama chiedendo un nuovo incontro. E lì, il 20 giugno, gli dice di preferire il Dap e di non essere disponibile per l'altro incarico, forse per aver saputo anche lui delle frasi dei boss. Bonafede insiste per gli ex-Affari penali, imbarazzato perché il Dap l'ha già affidato al suo collega", conclude Travaglio chiarendo così come la grande polemica politica del momento con  richieste di dimissioni sia per Bonafede che per Di Matteo, sia nata tutto da un equivoco tra i due. Convinto lui...

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