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Stefano Bonaccini accantona il simbolo Pd e strizza l'occhio alla Lega: il suo successo spaventa Zingaretti

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Insieme a Luca Zaia, Stefano Bonaccini si è guadagnato le luci dei riflettori nazionali grazie alla gestione dell’emergenza coronavirus e al ruolo di presidente della conferenza delle Regioni svolto in maniera egregia. I due governatori sono così diversi all’apparenza, ma hanno entrambi una qualità non scontata di questi tempi: sono due ottimi amministratori che hanno anche avuto il merito di piegare le resistenze della coppia Conte-Boccia su alcune questioni fondamentali, come quella delle riaperture. Tra l’altro Bonaccini non è mai entrato in polemica con la Lega, anzi in più di un’occasione ha speso parole distensive nei confronti di Matteo Salvini e non ha avuto alcun problema nel lavorare con Luca Zaia (al quale ha anche fatto i complimenti, definendo il Veneto "esempio da seguire" nell'emergenza) per un obiettivo comune.

 

 

Inoltre il governatore dell’Emilia Romagna - fa notare Italia Oggi - si è distinto per un approccio moderato, un metodo sostanzialmente apartitico che tramite il dialogo e le mediazioni punta ad ottenere risultati. Con Zaia è sicuramente la figura istituzionale che sta uscendo al meglio dall’emergenza coronavirus. Se il governatore veneto ha detto a chiare lettere di non avere alcuna mira romana né di scalata interna al partito, diverso potrebbe essere il discorso con Bonaccini: non è infatti da escludere che con il suo atteggiamento pacato, concreto e a basso tasso ideologico possa pensare un giorno di guidare il Pd. Il quale è stato praticamente invisibile durante la crisi sanitaria, schiacciato dal protagonismo del premier Conte: in particolare Nicola Zingaretti non ha affatto brillato in questa fase, anzi è stato travolto da un presunto scandalo sulle mascherine. Al momento il suo operato non convince affatto né in qualità di segretario dei dem né come governatore del Lazio. 

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