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Mara Carfagna scrive a Libero: "Forza Italia, finalmente basta sudditanza psicologica. Cosa devono fare ora Salvini e Meloni"

Mara Carfagna
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Caro direttore, è bello leggere (finalmente) un riconoscimento politico per le posizioni che, da mesi, cerco di sostenere in favore dei moderati italiani e del Paese. E mi ha divertito anche l'escamotage giornalistico che ha usato nel titolo («Mara torna all'ovile») per non irritare chi, per molto tempo, non avendo argomenti e coraggio per confutare nel merito le mie tesi, ha trovato più comodo dipingermi come una dissennata ribelle pronta al tradimento. Sappiamo tutti e due che è l'ovile che si è spostato, non io, perché finalmente grazie all'intervento e alla lucidità di Silvio Berlusconi, Forza Italia comincia a capire che la sudditanza psicologica agli alleati, di cui qualcuno ha ancora nostalgia, non paga e non fa il bene degli italiani. Il problema politico che il mondo moderato ha davanti è molto chiaro.

 

 

 

La possibile saldatura strategica tra Pd e M5S rischia di produrre due conseguenze, entrambe catastrofiche. La prima è la dissipazione delle enormi risorse che l'Europa sta per consegnarci, ultima occasione nazionale per costruire sviluppo, benessere, equità sociale. L'ideologia pauperista e regolatoria che domina le azioni e le ossessioni del mondo giallo-rosso è inconciliabile con le misure di cui abbiamo bisogno, e lo abbiamo visto in occasione della presentazione del Piano Colao: un progetto reso pubblico e seppellito nell'arco di ventiquattr' ore perché evidentemente incompatibile con i guru del reddito di cittadinanza, del decreto dignità e del "fine processo mai". Il secondo e gravissimo rischio collegato al consolidamento del patto tra sinistre e grillini è che l'opposizione di centrodestra sia sospinta verso il "modello Le Pen": un'opposizione radicale, numericamente molto forte ma politicamente irrilevante, esclusa in modo programmatico da ogni schema di alleanza nazionale e costretta ad accontentarsi di gestire il potere locale, le Regioni e le città dove vince. Questa prospettiva non può andare bene ai moderati né tantomeno a Forza Italia: un partito nato con l'ambizione di cambiare i destini italiani, di incidere, di governare. Farsi ovile guidato dagli interessi degli altri non è nel nostro Dna, e tantomeno nel mio. E di sicuro la coalizione di centrodestra deve il suo successo proprio alla pluralità degli interessi che intercetta e delle leadership che esprime. Uniti, ma diversi: questa è la formula che ha sempre reso vincente il centrodestra. Evitare che le attenzioni dei moderati si spostino altrove, verso altri schieramenti, o si rifugino nell'astensionismo, è la missione del momento e credo che anche Matteo Salvini e Giorgia Meloni ne siano consapevoli soprattutto adesso, davanti all'agonia del disastroso governo di Giuseppe Conte che ci mette davanti alla responsabilità di costruire un'alternativa seria. Questo deve essere il nostro obiettivo e personalmente continuerò a lavorare in questa direzione. Mi ha amareggiato, in passato, vedermi dipinta come elemento di disturbo e di divisione: ti ringrazio per avermi dato pubblico riconoscimento, su un quotidiano così vicino ai nostri elettori, dell'onestà del mio sforzo.

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