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Roberto Gualtieri, il ministro in conflitto sulle nomine con Conte: "Se non accontento i grillini cade il governo"

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Un "caso Gualtieri" è esploso nel governo giovedì sera durante e dopo il vertice con Giuseppe Conte, infatti, i capi delegazione giallo-rossi e gli emissari dei leader di maggioranza mettono con le spalle al muro il responsabile dell'Economia. L'accusa è di voler decidere in solitaria la tornata di nomine di molte società controllate dal Tesoro in cui il ministero è azionista di peso. Volano parole grosse, a margine della riunione di governo, scrive Repubblica. Il primo scontro si consuma qualche settimana fa, in sordina. Il premier ipotizza un nome, il ministro lo boccia. Poi tocca agli ambasciatori del Pd e del Movimento bussare alla porta del responsabile del Tesoro: stessa risposta. Poi il duello Conte-Gualtieri sulla portata del prossimo scostamento di bilancio - il premier vuole andare oltre i venti miliardi, Gualtieri preferirebbe restare di poco sopra ai dieci - poi si ripetono sul nodo delle nomine.

 

 

Nel frattempo, l'ipotesi di un dpcm che attribuirebbe al Mef e al dipartimento del Tesoro poteri maggiori proprio sulle controllate dello Stato scatena altri veleni e altre tensioni. Il punto è però che ogni soluzione di compromesso mette a repentaglio la tenuta dell'M5S. Per questo, il premier ha proposto informalmente un nuovo rinvio alla seconda metà di luglio. Pensa di poter gestire meglio le fibrillazioni dopo che il Consiglio europeo avrà approvato il Recovery Fund, blindando politicamente Palazzo Chigi. Per l'avvocato, d'altra parte, si tratta di una strategia obbligata per evitare nuovi addii dei 5S al Senato. Se i giallo-rossi perdono sette senatori, non c'è più una maggioranza.

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